Caro polizze: c’è chi fa da sé anche nel noleggio

di Francesca Lojola

imageCon rincari sempre molto elevati, la galoppata dei premi assicurativi non conosce tregua e le flotte non sfuggono alla regola. Così, se le società di noleggio puntano da un lato sull’educazione preventiva degli utilizzatori e sulla condivisione dei rischi, provvedendo dall’altro, in ragione di un’opportuna convenienza, a far fronte in proprio ai danni senza controparte correlati a furto, incendio e tutele kasko, anche le aziende clienti del noleggio sono tentate dal fai-da-te.

Così, per minimizzare i costi di gestione, prendono corpo le contrattazioni dirette con le compagnie sull’Rca e pure l’autoassicurazione per i rischi connessi alla flotta diversi dalla RC auto, diventa un obiettivo da perseguire. “Si sono già verificati casi – conferma Giovanni Mezzadri, direttore tecnico di Car Server – nei quali, a fronte delle richieste di aumento del premio Rc, i clienti si sono offerti di provvedere direttamente, chiedendo di scomputare le relative quote dal canone mensile di noleggio. Casi limitati per una scelta in realtà non nuova, già operata da alcune grandi aziende, di norma gruppi multinazionali con attività manifatturiere, per cui il costo delle polizze pagate per il parco veicoli può essere ricompreso in un più ampio pacchetto di coperture assicurative legate ai siti produttivi e alle attività connesse”.

Auto Aziendali Magazine ha già affrontato il tema del caro polizze quando le auto della flotta sono di proprietà dell’azienda utilizzatrice. Torniamo sull’argomento per esaminare in questo articolo l’ipotesi in cui gli autoveicoli della flotta sono in noleggio a lungo termine e quindi i premi sono compresi nel canone.Condizioni di favore
Una strada praticabile laddove la leva nei confronti delle compagnie d’assicurazioni è tale (in virtù del rapporto complessivo) da consentire di strappare condizioni di favore, migliori di quelle accordate alle società di noleggio. Insomma, non un fenomeno di tendenza, ma un’opzione che vale soprattutto per realtà particolari, come è il caso, tra gli altri, delle aziende aeroportuali, e va giustificata singolarmente. “Noi – continua Mezzadri – al riguardo abbiamo un atteggiamento collaborativo. Del resto il mercato è cambiato: se un tempo il canone di noleggio a lungo termine comprendeva tutto l’immaginabile, oggi i clienti si sono abituati a richiedere offerte col più minuto dettaglio delle voci di costo”. Anche l’autoassicurazione per i rischi diversi resta in generale appannaggio delle aziende dalle spalle finanziariamente più larghe, anche se, come sostiene Luigi Epomiceno, general manager di Athlon Car Lease “non mancano imprese meno strutturate che, allettate dalla possibilità di un risparmio immediato, si sono spinte su questa strada, salvo poi a dover tornare sui loro passi. O perché, al verificarsi di incidenti imprevisti, si accorgono di aver sottovalutato il rischio assicurativo, o piuttosto per via dei costi amministrativi di gestione (l’azienda, per esempio, dev’essere in grado di recuperare i danni riportati imagenei sinistri attivi) che non avevano inizialmente considerato”. Motivi che spiegano bene perché anche aziende di grandi dimensioni non abbiano optato per l’autoassicurazione. “Quanto al far da sé assicurativo tout court, pure gruppi che al loro interno possono vantare compagnie di settore hanno preferito evitare questa strada: semplicemente, non conveniva. Peraltro, se è vero che anche noi abbiamo dovuto subire aumenti cospicui dei premi, e siamo stati costretti a trasferirli ai canoni di noleggio, è altrettanto certo che riusciamo a gestire molto bene il profilo di rischio dei nostri clienti”, come impone la necessità di restare competitivi.

Per le grandi flotte
Constatazioni e impostazioni condivise: “Fra i nostri interlocutori – dice Matteo Merlo, responsabile network, insurance & claims di Leasys – pochi intendono svincolarsi dalle polizze classiche ricorrendo a meccanismi di autoassicurazione; furto e incendio e anche i servizi riparazione danni (kasko) rimangono importanti, specialmente per i clienti con flotte di grandi dimensioni. E mutuando quanto in uso nelle compagnie assicurative, cerchiamo di selezionare e classificare i nostri clienti in base alla categoria di rischio, monitorandone attentamente la sinistrosità”. Al proposito, l’idea di creare un database unico contenente il profilo degli oltre 500mila driver di veicoli noleggiati a lungo termine trova, fra gli operatori, un ampio favore. Dice Gastone Mariotti, direttore generale di Bbva Renting: “Possediamo già, come altri, statistiche di sinistrosità relative alle aziende clienti e agli utilizzatori, ma certo è un’idea che potrebbe aiutare a contenere i costi. Peraltro, la nostra è soprattutto una flotta di vetture in benefit, i cui assegnatari risultano in genere più virtuosi degli utenti delle flotte operative; inoltre, da un lato riusciamo ancora ad acquistare bene il pacchetto assicurativo rispetto a competitor che comprano polizze in volumi più bassi e, dall’altro, la nostra dimensione corrisponde, per le compagnie assicurative, a un rischio moderato”. Anche se poi la frequenza dei sinistri nelle flotte, stando al coro delle imprese d’assicurazione, risulta elevato in generale.

Penali risarcitorie
“È il retaggio di una mancata educazione del driver aziendale il fatto che, alla guida di una vettura non propria, ci si senta più liberi nel modo di usarla. Abbiamo iniziato ad applicare penali risarcitorie in ragione della sinistrosità e pure, di contro, incentivato i buoni comportamenti restituendo quote di premio ai più virtuosi”. Penali che non tutti gli operatori prevedono e che le aziende sono libere di accettare o rifiutare. “Ecco perché – spiega Epomiceno – è opportuno differenziare la clientela, diversificando l’offerta in base alla tipologia e al profilo di rischio del singolo. Negli ultimi anni la sinistrosità della nostra flotta non è mutata, mentre è aumentato il costo medio del sinistro, anche per via della compensazione tra le compagnie: sul costo si sono scaricate, penalizzandoci, le inefficienze interne del sistema assicurativo italiano”. Ha inciso anche l’incremento dei cosiddetti relitti, dato che oggi le vetture, per motivi di sicurezza, si accartocciano più facilmente negli incidenti e non possono essere riparate. “La strada obbligata – ribadisce Mezzadri – sta nel condividere i rischi col cliente, che deve essere corresponsabile rispetto all’uso del veicolo. E deve sparire il concetto di franchigia zero. L’effetto deterrente, si sa, fa risparmiare denaro. Dopo di che, quanto incidano realmente le frodi e gli utilizzi incauti e quanto invece ci marcino le assicurazioni resta da stabilire”. Che oggi le flotte a noleggio spaventino le compagnie è un dato di fatto, ma non è detto che sia una strada senza ritorno. L’auspicio è che, incassati gli aumenti 2012, i premi di stabilizzino e le imprese assicurative, come già un tempo, tornino ad agire sulla marginalità. “Vedremo in quanto tempo riusciranno a ripianare le perdite delle annate precedenti: non si tornerà ai premi francamente insostenibili del passato, ma certo gli oltre 900 euro medi delle attuali polizze Rca lasciano ampi spazi di manovra”.

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