Car sharing: condividere per risparmiare di Piero Evangelisti

imageL’ Italia è un Paese dove la creatività e lo spirito di iniziativa sono tradizionalmente imbrigliati da un apparato legislativo complesso, vecchio e non sempre univoco, e, di conseguenza, start-up che in altri Paesi divengono rapidamente dei fenomeni dal punto di vista economico e sociale da noi faticano a decollare. Un esempio arriva dal car sharing, formula atipica di noleggio nata, ovviamente, negli Stati Uniti oltre15 anni fa, un nuovo modo di disporre dell’auto che oggi in Usa è una forma di mobilità diffusa nelle medie e grandi città. La vecchia Europa ha resistito a lungo nell’accettare questa formula così lontana dalla proprietà dell’auto che, almeno in Italia, è stata utilizzata per la prima volta da alcuni grandi comuni, con iniziative non coronate da successo perché le auto prese in comodato potevano essere ritirate soltanto in parcheggi dedicati e riconsegnate nel medesimo luogo. Perché il car sharing possa essere realmente alternativo all’auto personale e complementare rispetto agli altri mezzi di trasporto, è indispensabile che sia “one way”, e cioè che il veicolo possa essere il più vicino possibile al punto di partenza e possa essere lasciato quando non serve più.

Tutto comincia a Milano
È grazie all’adozione di questa formula che in Europa il car sharing ha cominciato a diffondersi grazie alle smart del servizio “car2go” di Mercedes-Benz. “Car2go ha rivoluzionato il concetto di car sharing e, a cinque anni dal lancio è già un successo in 26 città tra Europa e Nord America, conta oltre 750.000 clienti e un parco di ben 10.500 smart”, commenta il successo dell’iniziativa Gianni Martino, country manager car2go Italia, “e a meno di un anno dal debutto in Italia è presente in tre città: Milano, Roma e Firenze, dove è stato accolto con grande entusiasmo, facendo del nostro Paese la miglior case history a livello mondiale”. Ma quali sono gli ingredienti del successo?Questa volta forse ci siamo e, dopo i privati, ora anche le aziende cominciano a credere sempre di più nell’utilità del car sharing. Flotte in comune per eliminare i costi superflui e ridurre i costi di gestione. I pro e i contro di questa nuova formula, che si dimostra adatta anche per le pubbliche amministrazioni. “Semplice, sostenibile, comodo e alla moda: car2go piace agli italiani che hanno apprezzato da subito questo nuovo modello di car sharing a flusso libero in grado di coniugare libertà, flessibilità e rispetto dell’ambiente” spiega Martino, che aggiunge, “si tratta di un progetto innovativo e in continua evoluzione, dal quale è già stato derivato in Italia un servizio B2B dedicato alle piccole medie imprese, alle aziende e ai liberi professionisti, che consente di creare un account aziendale e viaggiare liberamente, addebitando i costi di noleggio all’azienda o alla impresa individuale”. Un’altra interessante realtà di car sharing, più giovane, è Enjoy gestita a Milano da Leasys Spa. “L’esperienza milanese di Enjoy, con Eni e Fiat, ci sta dando grandi soddisfazioni e prelude a ulteriori sviluppi nell’ambito della mobilità cittadina”, dichiara Claudio Manetti, AD e direttore generale di Leasys, società che si occupa della gestione della flotta (600 vetture Fiat 500 e Fiat 500L) con il supporto di un vero e proprio Fleet Team operativo 24 ore su 24, 365 giorni l’anno. L’intervento si organizza in due macroaree di attività, l’assistenza ai clienti – coordinata dal Call Center – e la manutenzione e il riposizionamento della flotta: di fatto Leasys svolge per Enjoy tutte le attività di base del noleggio a lungo termine. Manetti risponde anche alla domanda se il car sharing possa essere dannoso per il noleggio: “La strategia di Leasys è ben precisa, forte anche di partnership importanti, e tende a trasformare in grande vantaggio quella che può invece sembrare una minaccia altrettanto grande al noleggio a lungo termine. Ci siamo mossi con anticipo, formando internamente una squadra dedicata per rendere concreta una strategia di integrazione e intermodalità”.

imageUn esempio virtuoso

Il car sharing è comunque in espansione al di là dell’offerta aperta al pubblico e può diventare un prezioso strumento per le pubbliche amministrazioni, come dimostra il caso della Provincia di Trento che ha già messo a disposizione dei suoi dipendenti una flotta di veicoli da “condividere” nell’uso quotidiano puntando anche sulla alimentazione elettrica. “La gestione della flotta di automezzi nelle pubbliche amministrazioni è un problema poco affrontato, e fa sicuramente più notizia la riduzione di un numero molto meno consistente di auto cosiddette blu”, premette Claudio Nanfitò, responsabile del progetto della provincia autonoma trentina. “Il Progetto di ‘Razionalizzazione dell’utilizzo degli autoveicoli di proprietà provinciale da parte del personale mediante condivisione dell’uso degli stessi tra le varie strutture provinciali’ – car sharing, varato dalla Provincia Autonoma di Trento due anni fa – ha dimostrato, esperienza tra le prime in assoluto in Italia, e sta dimostrando come sia non solo possibile ma auspicabile adottare un progetto di revisione del parco autoveicoli che consenta contestualmente di ottenere vantaggi molteplici”, spiega Nanfitò, che passa poi ad elencarli: sensibile contenimento dei costi di gestione dei mezzi (spese assicurative, manutentive, di funzionamento…); consistente riduzione delle spese per rimborsi chilometrici ai dipendenti, per mancato utilizzo dei mezzi propri; progressiva e continua riduzione, per dismissione, del numero degli autoveicoli in dotazione; maggiori economie di spesa per mancato acquisto di nuovi mezzi.

Luci ed ombre
I vantaggi e le opportunità di risparmio, dunque non mancano, anche se a fronte di un minore numero di immatricolazioni: per questo il dubbio che il car sharing possa nuocere alle vendite del nuovo rimane. E le aziende private? Si faranno affascinare anche loro dalla formula del momento? “Le sfide da affrontare in tema di mobilità stanno crescendo” afferma con sicurezza Andrea Cardinali, amministratore delegato di Alphabet Italia, “e noi, come fornitori di soluzioni di mobilità aziendale a livello internazionale, promuoviamo un concetto di mobilità che va oltre la semplice gestione della flotta e la predisposizione della car policy aziendale, ed il Car Sharing offre un approccio alla mobilità, non solo legata alle flotte, ma anche alla mobilità individuale. Crediamo fortemente che sia la soluzione ideale per spostamenti brevi e frequenti; un’alternativa per chi percorre pochi chilometri o per le aziende che intendono abbattere i costi legati a taxi e noleggio a breve”. Nuove opportunità, dunque, ma ci sono lati negativi? “Il Corporate Car Sharing presenta notevoli vantaggi” precisa Cardinali, “perchè riduce significativamente il Total Cost of Mobility (TCM), ottimizzando l’utilizzo dei veicoli di pool e non solo, perchè migliora l’impatto ambientale riducendo le emissioni di CO2, poiché permette di godere dei progressi tecnologici più recenti in termini di consumi ed emissioni garantiti dalle moderne vetture disponibili. L’unico svantaggio da citare è la politica fiscale non favorevole legata alle vetture di pool, che purtroppo ricade sulle vetture impiegate per le operazioni di car sharing aziendale”. Effetti positivi sull’ambiente si aggiungono con Alpha Electric, come sottolinea Cardinali, “le sinergie sono evidenti: fare il Corporate Car Sharing con le auto elettriche è senz’altro il modo più innovativo per ripensare ed ottimizzare la mobilità della propria azienda. Il nostro programma integrato AlphaCity, insomma, è il primo passo verso una gestione nuova e moderna della mobilità aziendale e dei collaboratori”. Chi è già pronto a offrire un programma di condivisione del parco auto aziendale e di car sharing interaziendale è il Gruppo Infor che lo ha sviluppato in collaborazione con l’Unione Industriali di Parma. Infor FM – è il nome del progetto – assicura flotte meno numerose, abbattimento dei costi fissi, maggiore razionalità nell’uso dei veicoli e un sicuro abbattimento delle emissioni.