Car policy: ti motivo con l’auto

di Andrea Perugia

 Disporre di un’auto aziendale, meglio se di segmento alto, è da sempre per i dirigenti delle grandi aziende un modo per aumentare ulteriormente la propria visibilità ed il proprio status all’interno del contesto sociale e professionale in cui operano. Usufruire di un’auto aziendale per spostamenti di lavoro è, per chi ricopre un incarico di tipo commerciale, un modo per affermare la crescita in azienda tramite uno strumento di lavoro e di mobilità indispensabile. L’auto aziendale, intesa come strumento di riconoscimento per il personale, fino a qualche anno fa era un benefit offerto soltanto da grandi aziende, riservato quasi esclusivamente a particolari e selezionate figure professionali: dirigenti e commerciali.

 Oggi il quadro è cambiato. L’auto aziendale resta uno dei metodi di incentivazione per il personale più gradito, ma si sta diffondendo anche fra aziende di media e piccola dimensione che dispongono di flotte aziendali e, soprattutto, è destinata anche a figure professionali come quadri e manager. Abbiamo chiesto un primo parere su come si sta evolvendo questa particolare fetta del mercato a Giordano Fatali, presidente e fondatore di HRCommunity, il Network dei direttori del personale che riunisce più di 300 tra le più grandi e prestigiose aziende italiane e multinazionali. “Sulle quattro ruote dell’auto aziendale – precisa Fatali – transita una consistente fetta del rinnovato approccio sviluppato dal mondo aziendale nei confronti del dipendente. Si tratta infatti, e non soltanto a mio parere, del benefit maggiormente gradito da quadri e manager, con un posto assolutamente d’onore nel sistema premiante che le aziende mettono disposizione del loro personale. Un tempo appannaggio esclusivo di dirigenti e funzionari commerciali, l’auto aziendale si sta facendo oggi mezzo concreto di incentivazione anche per profili che storicamente non godevano di questo tipo di agevolazione”.Tradizionalmente destinata ad una fascia ristretta di dipendenti l’auto aziendale è sempre più strumento di motivazione e oggi viene proposta a nuove figure professionali. Possibilità di personalizzazione, utilizzo non solo per motivi di lavoro, ma anche in famiglia e nel tempo libero fanno dell’auto un benefit sempre più apprezzato, e anche uno strumento che le aziende utilizzano per combattere la crisi.

Insomma l’auto aziendale non è solo uno strumento di lavoro o un modo alternativo per riconoscere una differente forma di compenso ai propri dipendenti, ma è sempre di più un modo per curare al meglio il rapporto tra l’azienda e le proprie risorse e focalizzare le strategie di gestione del personale andando incontro alle singole esigenze. Non è un caso che alcuni direttori del personale ritengano che l’auto aziendale possa, in alcuni casi particolari, oltre che aumentare la soddisfazione personale anche rafforzare il senso di appartenenza ad un’azienda.

 Flessibilità e personalizzazione
Bisogna quindi andare al di là del valore intrinseco dell’auto e sfruttare la possibilità di utilizzare in maniera flessibile la car policy. Rendere più ampia la scelta di modelli di auto per le diverse categorie di beneficiari aziendali, ad esempio, può consentire di rispondere al meglio alle specifiche esigenze individuali degli utilizzatori. Il dipendente, rimanendo ovviamente su parametri prestabiliti, ha la possibilità di personalizzare la sua auto per renderla più distintiva e sentirla ancora di più come propria. Non a caso si stanno facendo largo con il passare degli anni soluzioni sempre più ad personam, fino ad arrivare a prevedere, in casi estremi, addirittura mezzi differenti a seconda delle occasioni d’uso. Grazie al rapporto con le società di noleggio a lungo e breve termine quindi l’azienda potrebbe gradualmente essere in grado di offrire al proprio dipendente una vettura “per ogni occasione”.

Certo stiamo parlando di soluzioni che vanno valutate con attenzione perché rischiano di creare difficoltà in termini di controllo delle economie di scala e di gestione amministrativa. Il tutto tenendo anche nella dovuta considerazione il tema delicato della parità di trattamento, con l’obiettivo di non creare differenze almeno tra i dipendenti che hanno pari inquadramento. “Una serie di indizi – prosegue Fatali – confermano la volontà tangibile di farsi carico delle esigenze di un numero ancor più consistente di dipendenti, elaborando una forma di agevolazione allargata (in grado cioè di applicarsi a più tipologie di dipendenti) ed al contempo flessibile (sovente è possibile infatti scegliere tra modelli differenti di automobile, assecondando così in modo ancor più preciso le diverse esigenze e preferenze)”.

Tempo libero
Rendere lo strumento flessibile e personalizzabile ha anche cambiato, con il passare degli anni, i criteri di scelta ed il valore che si dà all’auto aziendale. Se prima la decisione era presa principalmente per soddisfare esigenze di status e quindi cadeva inevitabilmente su modelli di gamma medio alta, oggi le cose sono cambiate. A seconda delle personali esigenze si può optare per una vettura di piccole dimensioni che però, tanto per fare un esempio, per chi abita in grandi centri urbani è di più facile uso perché facilita il parcheggio. L’utilizzo dell’auto aziendale non è più circoscritta ad un utilizzo professionale, ma si può sfruttare anche nel tempo libero. Nascono così per molti esigenze di carattere familiare e quindi la scelta cade su un tipo di vettura meno elegante e sportiva, ma più comoda e spaziosa per il trasporto della famiglia. Non è un caso che gli studi e le ricerche effettuate dimostrino come la famiglia partecipi in maniera attiva alla scelta della vettura aziendale. Tra i compiti di una corretta strategia di car policy quindi si è creata inevitabilmente la necessità di delineare i criteri e le linee guida per la scelta dei modelli da inserire nel parco aziendale secondo precisi requisiti in termini di immagine, tipologia di utilizzo e motivazione della scelta. Elemento da non trascurare inoltre è quello della definizione puntuale dei parametri di spesa per le vetture e della loro qualità, in particolare con riferimento alla sicurezza ed al contenimento di consumi ed emissioni. L’attuale evoluzione delle car policy sembra andare in controtendenza e si muove dal prevalente orientamento al contenimento dei costi che ha caratterizzato gli ultimi tre anni verso modalità più flessibili e ‘libere’ nelle composizioni delle car list per la flotta aziendale. Questo facilita anche la professione del fleet manager, che può così dedicare maggiore attenzione alla gestione complessiva della flotta e della mobilità aziendale.

“Va comunque ricordato – sostiene Fatali – come l’auto aziendale costituisca una risposta brillante agli interrogativi pressanti posti in essere dai nostri tempi di incertezza. Non potendo infatti fare affidamento sulla possibilità concreta di accrescere la retribuzione più strettamente monetaria, a fronte di una crisi che sta rimodellando a colpi di maglio l’immagine stessa del mercato, le aziende vanno sviluppando anche politiche di fidelizzazione basate su altri fattori, auto aziendale in primissimo luogo”. Insomma sicuramente tra i sistemi di incentivazione per il personale quello della car policy continua ad essere trainante ed è comunque in fase di sviluppo. “Quelli elencati finora sono progetti ed iniziative – conclude Fatali – che sono state sviluppati in ossequio ad un unico obiettivo: rendere l’ambiente aziendale più vivibile per chi opera al suo interno, attraverso le innumerevoli declinazioni della focalizzazione sulla persona. Un principio sacro, questo, che è al contempo di ispirazione per tutto il mercato odierno”.

Lascia un commento