Benvenuto fleet manager 4.0

di Giovanni Tortorici

Il gestore dovrà tenere conto delle implicazioni della tecnologia e dei trend dettati dalla guida autonoma e dalla realtà aumentata che ridisegneranno il modo di concepire gli spostamenti e l’accesso agli stessi.

 

Da sempre il ruolo del fleet manager è in una posizione aziendale ibrida all’interno delle funzioni finanziarie, delle risorse umane o delle strutture acquisti: difficile che esista un ruolo a sé per una categoria così rilevante. Il modello “ibrido” di fleet manager ha avuto un effetto collaterale positivo sulla gestione della flotta: l’esperienza di approvvigionamento ha spinto la catena di fornitura alla maturità, l’impatto delle risorse umane ha aggiunto l’esperienza del settore nella soluzione di problemi di natura non tecnica.

Tuttavia, l’idea di risparmiare risorse, o di ottimizzarle, ha anche indebolito la posizione del fleet manager, abbandonandolo nella migliore delle ipotesi a livello di middle management con una leva finanziaria assolutamente insufficiente. In definitiva, il modello ibrido ha lavorato contro l’innovazione e le iniziative progressiste.

FLEET E TRAVEL MANAGER SI INTEGRANO

Fleet e travel manager sono essenzialmente complementari: solo le distanze da percorrere o il significato dettagliato della tipologia di trasporto li distingue l’uno dall’altro. Spesso i modelli di gestione della flotta in modo “ibrido” tra diverse funzioni aziendali hanno una zona di tensione insita nella diversa radice tra fleet, travel e procurement.

Questa tensione deve essere risolta tramite un oculato processo o una corretta policy. Oggi molte aziende per rispettare le norme, hanno un mobility manager che gestisce gli spostamenti casa-lavoro (ma magari anche la distribuzione dei biglietti dei mezzi pubblici a costo ridotto). E spesso costa caro il ricorso a figure consulenziali esterne che devono prendere il posto di chi dovrebbe dirigere e coordinare dall’interno.

L’AUTO SARÀ SEMPRE PIÙ ON DEMAND

La mobilità di oggi e di domani guarda al trasporto da una diversa angolazione; il modello “un dipendente-un’automobile” scompare per essere sostituito da soluzioni “on-demand”, che vanno dall’auto in pool alle biciclette, ai servizi di taxi, al car sharing. L’importante è che il conflitto funzionale tra facility management e procurement si risolva molto velocemente senza formare muri che comunque sono destinati a sgretolarsi. La mobilità non è l’unico fattore che cambierà la gestione della flotta; la digitalizzazione avrà un impatto ancora maggiore sulla necessità di mobilità. Alla fine, la necessità di veicoli dedicati alla forza di vendita intesa come nel passato (i rappresentanti) tenderà ad affievolirsi fino forse a scomparire.

Un semplice paragone con il mondo della telefonia può spiegare subito cosa racchiuda il concetto di Mobility as a Service (MaaS): se negli anni passati eravamo abituati a pagare per ogni telefonata ed a ogni messaggio inviato, con l’avvento degli smartphone i piani tariffari a consumo si sono tramutati in abbonamenti mensili a forfait. Il MaaS non è altro che un nuovo modello di business per l’erogazione dei servizi di trasporto. Come tutti gli “as a service”, prevede un abbonamento mensile a forfait che garantisce l’utilizzo personalizzato di un bundle di trasporti pubblici e privati: treni, bus, taxi, car e bike sharing utilizzabili illimitatamente con un solo abbonamento (all in one). Pian piano la percezione di un beneficio economico associato al possesso di un’auto andrà in crisi e sarà molto più conveniente affidarsi a servizi on-demand e/o self-driven considerando che, con la loro progressiva diffusione, diventeranno sempre più economici.

LA TECNOLOGIA “GUIDA” IL FLEET MANAGER

Il fleet manager dovrà tenere conto delle implicazioni della tecnologia e dei trend dettati dalla guida autonoma e dalla realtà aumentata che ridisegneranno il modo di concepire gli spostamenti e l’acceso agli stessi: il fleet manager dovrà essere il catalizzatore di questa trasformazione, spostando il baricentro della mobilità, senza essere autodistruttivo: l’auto nelle sue svariate forme ed evoluzioni ci accompagnerà ancora per molto tempo. Indipendentemente da una visione apocalittica che annienta il fleet manager, c’è una finestra di opportunità per i professionisti della flotta ma richiede un significativo cambiamento di mentalità e l’apprendimento di nuove abilità.

Tutto sommato, il lavoro dei fleet manager è tutt’altro che finito: i nuovi fleet manager dovranno dimostrare comprensione dell’ecosistema della mobilità, dei cambiamenti all’interno delle proprie aziende e formulare raccomandazioni che contribuiscano a raggiungere gli obiettivi dell’azienda.Il fleet manager ha le idee ma oggi è troppo isolato e deve crescere in termini di rilevanza perché la tecnologia non perdona e non ha pietà di chi non si adatta; egli deve diventare il coordinatore del cambiamento del significato della parola mobilità e della parola flotta. La flotta degli smartphone e quella delle vetture interagiscono e la popolazione che si sposta usa l’auto e le applicazioni “mobile”. Chi coordina tutto ciò? Benvenuto fleet manager 4.0!