Auto usate, una risorsa per le flotte

di Robert Satiri

Da clienti a venditori: è questo il percorso prefigurato per i fleet manager, che oggi hanno a disposizione un asset che assume sempre più valore, e cioè un parco di auto usate recenti, certificate e manutenute puntualmente

Il post pandemia (se questo tempo si può già identificare con questa definizione) sta riservando sorprese a non finire nel mondo dell’automotive. Non è bastata la rivoluzione elettrica nelle motorizzazioni, la crisi dei semiconduttori, gli sconvolgimenti degli equilibri geopolitici del mondo, ora arriva la carica di concessionari, salonisti, multimarca, operatori vari del settore che invogliano con offerte di acquisto di auto usate sempre più allettanti coloro i quali sono in procinto di sostituire la propria vettura.

LA GESTIONE DELL’USATO

Diciamocelo con franchezza: fino a non molto tempo fa avere un’auto da dare in permuta costituiva un handicap nella trattativa, una palla al piede con la quale affrontare ogni ragionamento, guardata con fastidio, sempre con sospetto. Spesso il concessionario o la struttura del noleggio a lungo termine ad essa deputata erano dei tramiti veloci verso commercianti esteri e personaggi vari che si incaricavano di gestire l’usato. Ora non più. La diffusa mancanza di prodotto nuovo e soprattutto di prodotto diesel ha generato un’attenzione insperata verso l’usato. Fioccano le pubblicità e le promozioni di autorevoli operatori del settore che promettono trattamenti favorevoli in caso di rivendita dell’auto usata. Quasi un paradosso, uno scambio di ruolo tra chi, deputato principalmente alla vendita, si deve “riconvertire” acquirente per ricostruire un parco prodotto adeguato da poter poi offrire sul mercato. I valori medi di riferimento sono saliti di percentuali che hanno raggiunto la doppia cifra e se i veicoli sono ben tenuti, con pochi chilometri e manutenzione certificata (meglio se dalle strutture della casa madre), si possono ottenere cifre che superano le più rosee aspettative.

CONSEGUENZE PER LE FLOTTE

I fleet manager sono quindi chiamati a mettere in campo nuove e più articolate strategie nella gestione delle proprie flotte e a riprogrammare sia i tempi di utilizzo  delle stesse che le modalità ed i canali di dismissione del proprio autoparco. Il valore residuo costituisce una delle voci più importanti nel Total Cost of Ownership degli autoparchi, quindi ne consegue che se il primo si apprezza il secondo si riduce. Diventa ancora più necessario programmare una manutenzione accurata e certificata dei veicoli, individuare i tempi giusti di sostituzione della flotta, sfruttare la situazione favorevole dei chilometraggi ridottisi in questi ultimi due anni per massimizzare il valore residuo del bene e piazzare qualche buon affare anche in sostituzione.

INFLAZIONE, LEASING E …

Ma ci sono altre tre componenti che vengono a giocare un ruolo favorevole in questo contesto. La spinta inflazionistica abbattutasi a livello globale non ha risparmiato il nostro continente e l’Italia. Non so se i più attempati ricordino un tempo nel quale si rivendeva l’auto usata dopo cinque o sei anni dall’acquisto ad un valore quasi pari a quanto la si era pagata. Certo, era un valore drogato dall’inflazione ma nell’impressione ottica dell’Italietta degli anni settanta – ottanta funzionava molto. Riprendendo l’esempio, con una spinta inflazionistica reale ormai stabilmente veleggiante oltre il 3% nell’area euro, la perdita di valore numerico beneficia di un contenimento tangibile (ma le rilevazioni di gennaio 2022 la danno intorno al 5%). Chi ha un parco circolante acquisito in leasing dovrà riconsiderare sotto una nuova luce il valore della maxi rata finale di riscatto. Se fino a poco tempo fa questa veniva ignorata oggi si deve considerarla con altra ottica; infatti può risultare conveniente riscattare il veicolo e lucrare sul prezzo di rivendita al concessionario, indipendentemente o meno da una nuova acquisizione. Da ultimo anche nel caso di auto in noleggio a lungo termine qualche questione si pone: in una logica win win i benefici di un apprezzamento del valore residuo dovrebbero essere opportunamente considerati nella ridefinizione dei canoni residui dei contratti e forse potrebbero far risultare antieconomici i prolungamenti a favore di una programmazione anticipata delle sostituzioni con effetti positivi per le società di noleggio, per l’ambiente, per le flotte ed i costi delle aziende.