Auto ibride: una scelta coraggiosa

di Giovanni Tortorici

“La necessità aguzza l’ingegno” o “fare di necessità virtù” sono massime di saggezza ben note che ben si applicano all’evoluzione che l’automobile sta attraversando. Da una parte i costruttori, chiamati a sviluppare propulsori sempre più parsimoniosi nelle emissioni di anidride carbonica e ossidi di azoto, e dall’altra i clienti che, come quelli business, chiedono auto che consumino sempre di meno per ridurre il Tco e l’impatto ambientale della flotta. 

 

Il progresso delle ibride 

Nasce dall’incontro di queste due tendenze l’aumento deciso delle immatricolazioni business di auto ibride equipaggiate di un motore termico tradizionale e di uno o più motori elettrici. Le combinazioni fra queste unità sono il frutto di tecnologie diverse dal mild hybrid, sulle quali il motore elettrico funge da booster, alle plug-in (PHEV), che possono percorrere svariati chilometri in elettrico e che possono essere ricaricate attraverso una presa di corrente. Un’azienda che punti ad avere una flotta sempre più green vede nell’ibrido un’alternativa ideale al diesel, una visione che si scontra però con il maggior costo della benzina che normalmente è scelta per alimentare il motore termico. Insomma, in molti casi la coscienza ecologica si scontra con il Tco vanificando i propositi più virtuosi. 

 

Un esempio

Valutando una vettura diesel media, cilindrata 1.6, con equipaggiamento tipico business il listino può attestarsi sui 24.000 euro. La vettura ibrida più vicina a queste caratteristiche ne costa circa 26.000. Significa che sui listini abbiamo un 8,3% di “peso” che ci verrà distribuito sul canone di noleggio, oltre al costo del carburante che essendo nella maggior parte dei casi “benzina”, pesa generalmente un 13% in più rispetto al gasolio. In un mercato europeo fortemente orientato al diesel i costruttori offrono comunque sconti significativi per chi acquista una ibrida. A chi sostiene che i diesel consumano meno ed emettono meno CO2, si può obiettare che le auto ibride e quelle elettriche sono molto più virtuose sia sul versante dei gas a effetto serra sia su quello dell’inquinamento locale e che quindi procedere verso una direzione ibrida o, più avanti, elettrica non è una moda, ma una necessità per non aggravare i danni fatti all’ambiente. Cercare di passare da una flotta diesel ad una ibrida è quasi un dovere morale. Sarà poi il fleet manager a dover trovare la maniera di far quadrare i conti, ma deve fare di tutto per permettere alla propria azienda di fare questo passo indispensabile verso una sostenibilità ambientale che chiede più fatti e meno riunioni burocratiche.