Auto elettriche: siamo veramente dipendenti dalla Cina?

di Giovanni Tortorici

Servono visione e forti investimenti per sviluppare l’industria legata alla mobilità elettrica, dall’estrazione delle materie grezze al riciclo finale

Mentre il vecchio continente sta ancora cercando la propria strada sul litio, la Cina sta già guardando al futuro, alla tecnologia post-litio, quella a base di sodio, metallo analogo chimicamente al litio ma molto più comune e disponibile sulla superficie terrestre e, quindi, più economico. Al momento la Cina è di fatto l’unico produttore al mondo delle future batterie al sodio, che arriveranno sul mercato nei prossimi due anni, per la prima volta al mondo, in una city-car prodotta dalla cinese BYD (Build Your Dreams). Il modello verrà venduto, almeno negli annunci, a meno di 10.000 dollari. BYD ha prodotto la sua ultima vettura a motore termico nel marzo 2022. Secondo l’ultimo report dell’International Energy Agency, dalla metà del 2022 è diventato il produttore con la più alta quota di mercato al mondo di autovetture elettriche (18% a fine 2022) sorpassando Tesla (quota di mercato globale al 13%). Poco meno di un veicolo elettrico su cinque venduto al mondo a fine 2022 era una BYD, ovvero grosso modo quanto tutti i gruppi Renault-Nissan, BMW, Volkswagen, Stellantis e Mercedes-Benz messi assieme.

COSA SUCCEDE IN CINA

Nell’ultimo anno la Cina ha rappresentato circa il 60% delle vendite di automobili elettriche nel mondo. Oltre la metà delle automobili elettriche circolanti si trova in Cina, la quale ha già superato gli ambiziosi target al 2025 sulla mobilità sostenibile carbon-free. La Cina non solo ormai ospita alcuni tra i principali produttori di automobili elettriche (l’unico reale competitor è al momento solo l’americana Tesla), ma è tra i protagonisti in una realtà sempre più competitiva, con nuove imprese che si affacciano sul mercato. Vengono proposti modelli di automobili sempre più economici e tecnologicamente avanzati, che sono pronti a invadere i mercati dove la produzione, e gli investimenti, sono ancora in gran parte dirottati sulla “vecchia” tecnologia a combustibili fossili. Così troviamo che nell’ultimo anno, il 35% delle automobili esportate nel mondo è partito dalla Cina. Era “solo” il 25% un anno prima. Il principale importatore è proprio l’Europa che, negli ultimi 12 mesi, ha visto passare la percentuale di automobili cinesi, sul totale immatricolato, dall’11% al 16%. Infine, arriviamo all’ultimo tassello della catena del valore: il riciclo. Della capacità mondiale di riciclo delle batterie, circa 200.000 tonnellate nel 2021, grosso modo la metà veniva effettuata in Cina.

NECESSARI INVESTIMENTI

L’industria legata alla mobilità elettrica, dall’estrazione delle materie grezze al riciclo finale, è quasi completamente slegata dalle riserve minerarie, il che significa che può essere sviluppata in qualsiasi paese del mondo. Purché si abbia visione e volontà di effettuare investimenti, in un mercato in forte e costante espansione. Mentre la Cina consolida il suo primato e accelera sulle nuove tecnologie, dalle batterie senza litio di nuova generazione alle automobili a basso prezzo, alle infrastrutture per il riciclo, da noi non solo il mercato arranca (in Italia nei primi 9 mesi del 2023 meno del 4% delle automobili vendute sono state elettriche), ma sembra ancora preferire soluzioni (vedi biocombustibili) ancorate alla vecchia tecnologia, investendo poco, e con poca convinzione, tranne alcune eccezioni, in quello che ormai, è chiaro per tutti, rappresenta già il presente e, soprattutto, il futuro del trasporto leggero e pesante su strada.