Auto connesse: necessari standard
condivisi di comunicazione

di Roberto Moneda

L’auspicio di una visione comune tra OEM e Telematics Providers può trovare maggior concretezza grazie al dialogo serrato sviluppato tra le due parti

L’accelerazione tecnologica in ambito automotive non può non confrontarsi con la consapevolezza dei limiti legati all’ambiente, alla gestione globale delle risorse e al principio generale della sostenibilità, in un qualsiasi contesto caratterizzato da risorse che sono naturalmente limitate. L’accordo di Parigi dello scorso anno, per l’Agenda 2030 dei 17 obiettivi ESG (Enviromental, Social, Governance), è un monito e una guida che impattano il mondo della trasformazione digitale nell’universo della mobilità. Ciò che può rendere “sostenibile” della mobilità è proprio la connettività circolare delle informazioni veicolari.

LA CONNECTED CAR

La comunicazione e le pubblicità relative a qualsiasi nuovo autoveicolo, ma anche mezzo commerciale, oltre a focalizzare l’attenzione sull’innovazione tecnologica, puntano ad enfatizzare gli aspetti “connettivi” del mezzo. Sembra quasi che il paradigma del trasporto assuma una valenza secondaria rispetto ai benefici di agevolare una connettività orizzontale a 360 gradi: Il mezzo come protesi e strumento multifunzione di una circolarità delle informazioni digitalizzate. Ma quali informazioni? Quali dati devono essere connessi? Chi deve o può utilizzare questi dati e come devono essere fruiti? Le risposte sono molteplici a seconda delle prospettive di lettura. Anzitutto cerchiamo di capire quali siano le informazioni e i dati che un “mezzo” può condividere: il bus diagnostico di bordo (OBD), inizialmente introdotto per legge come standard per i soli sottosistemi che gestiscono le informazioni legate all’inquinamento, si è poi affermato negli anni come l’elemento per consentire alle reti di assistenza di accedere ai dati diagnostici proprietari ed effettuare la diagnosi. L’evoluzione di queste soluzioni da remoto ha poi consentito ai gestori dei veicoli e delle flotte di accedere a questi dati per ricavarne servizi. La connettività dei dati provenienti dall’OBD ha permesso alle flotte di essere monitorate e gestite, implementando un panel di servizi esclusivi a seconda della qualità e profondità delle informazioni a cui l’OBD può avere accesso.

NUOVI STANDARD DI COMUNICAZIONE

Lo standard OBD-2, nato come esigenza di monitoraggio dei dati eco-sostenibili, è evoluto in elemento di comunicazione generale del veicolo. Molti costruttori, però, hanno modificato le porte di accessibilità alle centraline di bordo, con standard diversi e personalizzati. Una deriva che sta portando gli stessi OEM a cercare di “chiudere” tali informazioni. In pratica una “Brand Connected-Car” pensata per le proprie esigenze funzionali, da rivendere ai propri clienti e alle proprie reti, ma in palese contrasto con il principio fondamentale di comunicazione circolare e accessibile, inscrivibile nel processo di globalizzazione digitale delle informazioni e dei servizi. L’universo degli operatori di diagnostica After Market sta dialogando approfonditamente con i Car & Truck Makers, al fine di trovare standard condivisibili di comunicazione. Numerose sono anche le associazioni che operano a livello globale per sollecitare la definizione di un dialogo aperto anche alla luce delle normative restrittive della ISO 20077 (in merito alle formulazioni di Extended Vehicles di ACEA). Tale prospettiva è stata pensata per privilegiare solo interfacce per la fornitura di servizi da parte dei produttori di veicoli o di terzi, e consentire l’accesso ai server di dati solo ad OEM definiti. Questo “standard calibrato” è soggetto a specifiche condizioni di accesso; quindi non risulta “aperto” e di fatto lontano da quelle necessità volte alla creazione di servizi condivisibili per lo sviluppo di una mobilità sostenibile e aperta alla concorrenza. Altro tema rilevante concerne le numerose differenze tra il regolamento UE sui dati OBD, che comprende l’accesso alle informazioni del veicolo attraverso la porta OBD, e il concetto “Extended Vehicles” americano, dove l’accesso e l’utilizzo dei dati si basa su contratti esclusivi tra gli OEM e i fornitori di servizi.

CONNETTIVITÀ CIRCOLARE E MOBILITÀ SOSTENIBILE

Si auspica che, con l’arrivo sul mercato di vetture e mezzi commerciali sempre più connessi, ci sia allo stesso tempo la consapevolezza da parte dei car-makers di considerare essenziale la disponibilità dei dati. L’unica strada percorribile per consentire di operare in un regime di libero mercato. Tutti coloro che da anni lavorano per creare servizi e soluzioni di mobilità sostenibile, hanno creato valore e opportunità per tutti i segmenti di mercato, utilizzando, elaborando e codificando quei dati. Il mondo dei servizi di fleet management, delle Diagnostic Predictive Solutions e della Mobilità Sicura e Connessa, deve poter essere sostenibile e concorrenziale e, meno che mai, governato da pretestuosi pregiudizi legati ai fantasmi della cybersecurity, la quale oggi può contare su soluzioni e sistemi di protezione altamente sofisticati provenienti anche da esperienze consolidate nel mondo delle applicazioni militari.