Auto a guida autonoma, una sfida da regolamentare

di Giovanni Tortorici

Una delle più importanti innovazioni nella storia dei trasporti è rappresentata dallo sviluppo di sistemi di guida automatizzati. Il futuro di questa nuova tecnologia – che finirà per interessare da vicino anche le flotte – è caratterizzato dal fatto che i veicoli aiuteranno sempre di più gli automobilisti ad evitare traffico e incidenti. Inoltre, i veicoli automatizzati hanno un potenziale significativo per aumentare la produttività e migliorare la qualità della vita di milioni di persone a patto che le infrastrutture vengano adeguatamente migliorate. 

 

 

Livelli crescenti di automazione 

La Society of automobile engineers (Associazione di ingegneri dell’automobile, Sae) ha stabilito sei livelli (da zero a cinque) che indicano un crescente grado di automazione fino ad arrivare all’assenza del pilota, con l’auto che guida esclusivamente in maniera autonoma gestendo completamente tutti gli aspetti tipici della guida. Oggi siamo circa a metà di questo percorso; ad ogni modo, il futuro dell’automobile è senza dubbio sempre più tecnologico e le automobili stanno vivendo ciò che anni fa è accaduto ai telefoni cellulari: una rivoluzione in chiave smart, con automobili capaci di guidare, parcheggiare, e dialogare con le infrastrutture senza l’intervento dell’uomo. 

 

Il nuovo regime della responsabilità 

Ma se la tecnologia è alla guida, di chi è la responsabilità? I ritardi della guida autonoma non sono dovuti soltanto alla messa a punto dei sistemi tecnologici, ma anche alla necessità di un nuovo inquadramento legale che riparametrerà le responsabilità di guida tra guidatore e software, che consentirà di interrogare le scatole nere delle auto per scoprire, in caso di incidente o di altre anomalie, se è colpa della macchina o dell’uomo, andando a toccare le questioni assicurative ma anche le responsabilità delle case automobilistiche. Tuttavia, per far funzionare adeguatamente le auto a guida autonoma occorre che esse siano sicure e non siano oggetto di “sottrazioni” da parte di soggetti non abilitati a interferire con il funzionamento dell’auto.

 

 

 

La Charter of Trust

Proprio per questa ragione, in occasione della Munich Security Conference, è stata messa a punto la Charter of Trust con l’obiettivo finale di aumentare la fiducia degli utenti nei servizi e nelle comunicazioni digitali attraverso un’azione congiunta di governi ed imprese e la creazione di standard che mettano al sicuro tutti i dispositivi connessi. E questo perché le “connected car” sono di fatto dei computer in cui il software e il trasferimento dei dati su Internet sono importanti come e quanto il motore e il telaio e la cybersecurity deve essere quindi al centro dell’attenzione dei governi.

Per questa ragione, le aziende dovrebbero prevedere sempre un direttore della sicurezza informatica (Chief Information Security Officer) e sarebbero opportune certificazioni obbligatorie, realizzate da organismi indipendenti, per le infrastrutture ed i servizi “critici”: non solo le reti di telecomunicazione, le transazioni finanziarie o le reti elettrica ed idrica, ma anche le auto a guida autonoma e i robot, perché questi dispositivi connessi e automatizzati possono determinare situazioni di pericolo nel loro funzionamento o nella loro interazione con le persone. 

 

La “difesa” dei veicoli dalle intrusioni 

La piena consapevolezza che anche le auto, come i computer, hanno bisogno di una difesa efficace contro gli attacchi informatici è arrivata nel 2015, dopo che due hacker hanno preso il controllo di freni, acceleratore, chiusura delle porte e persino del motore di un’auto a guida autonoma. I due pirati informatici hanno sferrato l’attacco per dimostrare la vulnerabilità del sistema. Nel 2016 la società norvegese di cybersecurity Promon ha dimostrato, in uno scenario di test, che è possibile entrare nella app dei veicoli Tesla e usarla per localizzare il veicolo, aprirne le portiere e partire.

Anche per queste ragioni, Volkswagen ha annunciato la fondazione di Cymotive Technologies, società dedicata alla sicurezza cibernetica dei veicoli con sede in Israele. Cymotive Technologies si poggia sulle competenze di tre esperti nazionali, in particolare Yuval Diskin, presidente della nuova società partner del costruttore tedesco ed ex-capo dei servizi di sicurezza interni di Israele. La connected car ha stimolato anche i fornitori di soluzioni per la sicurezza: Kaspersky Lab ha presentato l’anno scorso la sua prima soluzione per il mondo auto e cioè un sistema che garantisce una comunicazione protetta tra i veicoli autonomi e connessi, mentre l’israeliana Karamba Security ha presentato un software in grado di difendere le automobili dalle intrusioni di hacker via connessione wireless. 

 

 

Nuova viabilità in città rinnovate 

L’incidente in Arizona del suv driverless di Uber dimostra che il mondo delle auto a guida autonoma è perfettibile. Al volante c’era un uomo, ma a bordo era attiva la modalità di guida automatica. Quello accaduto in Arizona è il primo incidente in cui un’auto a guida autonoma investe una persona. E anche se sulle strade di tutto il mondo sono migliaia gli incidenti provocati da uomini alla guida delle proprie vetture, quanto accaduto in Arizona pone alcune questioni e alcune problematiche nuove che coinvolgono estimatori e detrattori dei mezzi driverless. Soprattutto alla luce del fatto che la tecnologia, in questo caso, non avrebbe alcuna colpa sull’accaduto, in quanto la persona investita si è mossa in maniera tale che l’incidente era di fatto inevitabile anche con la guida “personale”. Resta il fatto che l’avvento dell’auto a guida autonoma pone con forza il tema degli assetti della mobilità urbana.

È fuor di dubbio che strade percorse soltanto da auto a guida autonoma sarebbero perfettamente sicure e, probabilmente, non ci sarebbero incidenti. Ma è altrettanto palese che nelle nostre città la situazione non è così semplice e che ci sono molte variabili da analizzare. Per prima cosa le strade non sono luoghi chiusi, utilizzabili solo dalle macchine, ma accanto a queste si muovono anche pedoni, biciclette e diversi altri mezzi. Le strade sono una zona della città pubblica che non può e non deve essere considerata a esclusivo utilizzo delle automobili. A loro esclusivo utilizzo ci sono le autostrade. Ma se spostarsi è una necessità, spostarsi intelligentemente, diminuendo i rischi per tutti, deve essere una priorità per tutti tenendo conto che una diminuzione della densità e della velocità veicolare comporterebbe un’esponenziale diminuzione degli incidenti mortali.