Audi quattro. Nata per caso.

di Enrico Rondinelli

imageL’origine fu un veicolo militare Volkswagen. In uno dei primi casi di “re-badging”, verso la fine degli anni ’80 il reparto ricerca e sviluppo Audi venne incaricato da Volkswagen di sviluppare un veicolo militare per l’esercito tedesco; durante i test in Finlandia, collaudatori e ingegneri a capo del progetto si resero conto delle doti straordinarie del fuoristrada, addirittura più efficace delle altre Audi presenti per i test. Fu così Fedinand Piëch (nipote di Ferdinand Porsche, a capo del reparto ricerca e sviluppo di Audi) a dare il placet sulla trazione integrale: dopo alcuni test su un’Audi 80, si optò per applicare la tecnologia a trazione integrale su una coupé sportiva, da impiegare nel campionato mondiale rally. Ancora una volta il motorsport  servì come miglior strumento per pubblicizzare la nuova tecnologia.

[adrotate group=”3″]Ruote motrici
I tecnici realizzarono che un’auto a quattro ruote motrici permanenti era capace di sterzare in maniera nettamente superiore rispetto alle due ruote motrici ed era in grado anche di trasmettere la potenza in maniera più uniforme ed immediata, soprattutto in condizioni di scarsa aderenza. La trazione integrale doveva funzionare senza un convertitore di coppia e la soluzione a questo problema fu il “geniale” albero quattro (rigorosamente con la q minuscola) è la denominazione utilizzata da Audi per distinguere i modelli a quattro ruote motrici, ma questo nome è l’omaggio al primo modello della casa dei quattro anelli, dotato di trazione integrale. di trasmissione cavo dentro al quale ne girava un secondo: il moto dei due alberi, tramite il differenziale, veniva poi diviso tra assale anteriore e posteriore. Tale soluzione risultava ottimale non solo per i veicoli da fuoristrada, ma anche per le sportive e le berline della gamma Audi.

quattro
Il nome della nuova nata, rimaneva un problema: inizialmente si pensò a “Carat”, acronimo in tedesco di “coupé quattro ruote motrici turbo”, tuttavia questo era già il nome di un profumo da donna di scarsa qualità, quindi non in linea con l’immagine del marchio. Così si optò per il termine italiano “quattro”.
Derivata dall’Audi 80 coupé con una carrozzeria più muscolosa, la nuova “quattro” venne presentata il 3 marzo 1980 al salone di Ginevra. Il direttore dello sviluppo, l’ingegner Ferdinand Piëch, forte del Dna ereditato da nonno Ferdinand e ben conscio delle potenzialità del modello, esordì dicendo: “Questo è l’inizio dell’era delle vetture stradali a trazione integrale”.
Inizialmente si pensò di produrre 400 vetture, quelle necessarie per l’omologazione in uso agonistico, con una produzione poco più che artigianale. Sin dal lancio, però, il motore 2.5 Turbo con 200 cv, capace di uno 0-100 km/h in 7,1 secondi e 220 km/h di velocità massima entusiasmò a tal punto il pubblico che la produzione dovette essere presto implementata; la produzione totale dell’Audi quattro coupé, terminata nel 1991, fu di oltre 11.000 esemplari.

Le competizioni
Approfittando dei cambiamenti regolamentari del campionato rally dell’epoca, l’Audi fu la prima casa automobilistica a debuttare – e vincere – con la trazione integrale. Nel 1981 il pilota Hannu Mikkola si classificò terzo a fine stagione e la driver Michèle Mouton fu la prima donna a vincere una prova di campionato mondiale, il Rally di Sanremo.
Vennero poi il titolo mondiale costruttori nel 1982, il mondiale piloti con Mikkola nel 1983 e la doppia vittoria costruttori e piloti nel 1984, con il pilota Stig Blomqvist e la nuova arma per correre nella categoria gruppo B, la “sport quattro”, prodotta in 224 esemplari stradali per raggiungere l’omologazione.  Detta anche la “corta” per il passo accorciato di 32 cm, la “sport quattro” era un’auto da corsa adattata per uso stradale: aveva cofani e parafanghi in carbon-kevlar, parabrezza più inclinato e 306 cv. Le versioni da competizione uscirono con 450 cv di potenza ma raggiunsero anche i 700 cv nelle ultime evoluzioni.

In gamma
La rivoluzione tecnologica “quattro” venne nel frattempo applicata a tutta la gamma Audi, scelta dai numerosi clienti del marchio dei quattro anelli che potevano guidare tutti i giorni le auto che vincevano nel fine settimana. (Si ringrazia l’Audi Sport Club Italia per la documentazione).