Aspettando primavera

Tutto sommato il 2012 per le immatricolazioni di autovetture si è chiuso leggermente meglio di quanto i più prevedessero. Si riteneva infatti che le immatricolazioni si sarebbero collocate al di sotto di 1.400.000 unità. In realtà questa soglia è stata lievemente superata. Inezie, ovviamente, che non rendono meno catastrofico il consuntivo del disgraziato anno che ci siamo lasciati alle spalle. La questione di cui si continua a discutere è se il 2013 sarà migliore o peggiore del 2012. Prima delle vacanze natalizie il quadro era abbastanza chiaro. Case e concessionari vedevano il 2013 che si è appena aperto in termini ancora peggiori del 2012. Qualche analista azzardava però la possibilità di una moderata ripresa nell’ultima parte del 2013, guadagnandosi l’epiteto (peraltro non offensivo) di ottimista. Strada facendo la pattuglia degli ottimisti (si fa per dire) si è un po’ ingrossata. Al Centro Studi Promotor si sono aggiunti Sirio Tardella, già direttore del Centro Studi Unrae, e Luca Paolazzi, direttore del Centro Studi di Confindustria, che ritengono che “nell’anno in corso dovrebbe esaurirsi, o quantomeno affievolirsi in misura significativa, l’effetto di caduta della domanda connesso agli acquisti attraverso pluriennali operazioni incentivanti cessate solo a marzo 2010”. A questi analisti si è recentemente unita qualche casa automobilistica.

Su quali elementi si basa questo moderato ottimismo? Ad uno si è già accennato e cioè al fatto che il forte anticipo di domanda prodotto dagli incentivi degli scorsi anni dovrebbe almeno in parte essersi affievolito. Un secondo elemento è invece legato alle prospettive dell’economia e parte dalla considerazione che molti sono i fattori di freno della domanda di autovetture in Italia, ma quello di gran lunga più importante è la crisi economica. Se si riducesse l’impatto negativo sui bilanci delle aziende e delle famiglie del quadro congiunturale, potrebbe cominciare per il mercato dell’auto già a partire da aprile-maggio un moderato recupero. Ma quali concrete prospettive vi sono che ciò avvenga? Occorre considerare due aspetti. Il primo è il clima psicologico dei consumatori e il secondo è l’effettiva situazione dell’economia reale. Il crollo della fiducia dei consumatori e delle imprese iniziato a metà 2011 si è interrotto nel luglio scorso per lasciare spazio ad una sostanziale stagnazione degli indici. E’ opinione diffusa che, se dalla imminente consultazione elettorale venisse un segnale di stabilità e di governabilità, vi potrebbe essere un sensibile miglioramento della fiducia che potrebbe riportare sul mercato almeno una parte delle decisioni di acquisto rinviate nell’ultimo anno e mezzo per il timore di scenari catastrofici. La probabilità che questa situazione si verifichi non è molto alta, ma esiste. Decisamente più bassa è invece la probabilità che già nel 2013 si delinei oltre che un recupero della fiducia anche una significativa ripresa dell’economia reale. L’elemento positivo registrato proprio all’inizio del 2013 è il fatto che l’avere evitato negli Stati Uniti il pericolo del fiscal cliff ha portato una ventata di ottimismo sulle borse e sull’economia mondiale con positive ripercussioni anche sul famigerato spread tra i titoli di stato italiani e tedeschi. A questo si aggiunge che Stati Uniti, Cina e Giappone stanno puntando decisamente sulla ripresa operando con massicce iniezioni di liquidità per sostenere la domanda interna e svalutare di fatto le loro monete per guadagnare terreno nelle esportazioni. L’Unione Europea sta invece insistendo su una politica decisamente opposta che punta al contenimento del debito pubblico e al pareggio di bilancio con una politica di austerity che sta avendo effetti catastrofici sull’economia reale. E’ possibile che l’Unione Europea in un contesto mondiale che va in direzione assolutamente opposta possa continuare a lungo a seguire i suoi dogmi e i suoi tabù?

In attesa e con l’auspicio che qualcosa cambi, tutti i dati sull’economia reale del nostro Paese continuano però ad essere negativi. Si può tuttavia azzardare che se alle promesse elettorali seguissero almeno in parte i fatti e vi fosse quindi un impegno concreto, oltre che per il rigore, anche per il rilancio dell’economia, pure il mercato dell’auto potrebbe in qualche misura beneficiarne. Quanto abbiamo sin qui detto vale per l’economia e per le vendite di auto in generale, ma è del tutto evidente che l’attenuarsi della criticità della situazione economica avrebbe effetti positivi anche per il mercato dell’auto aziendale che ha sofferto meno di quello dei privati, ma comunque ha pagato un prezzo non indifferente alla crisi economica e ai dictat della UE. Il consuntivo del 2012 mette tuttavia in evidenza che la contrazione del mercato dell’auto aziendale è stata sensibilmente più contenuta di quella del mercato complessivamente considerato. A fronte di un calo del 19,8% per il complesso delle immatricolazioni, gli acquisti di imprese e società sono calati del 13,8%. Il mercato dell’auto aziendale dimostra quindi una migliore capacità di tenuta rispetto al mercato dell’auto in generale e riteniamo che sia in grado di rispondere meglio e più prontamente agli stimoli che dovessero provenire da un miglioramento del quadro economico.

Gian Primo Quagliano

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