App, fisco e saving lanciano il canone di mobilità

di Robert Satiri

L’emergenza sanitaria ha contribuito ad accelerare le trasformazioni in corso nelle flotte, anche in conseguenza dei cambiamenti del modo di lavorare. Ci sono le condizioni per l’affermazione di soluzioni di gestione innovative

Lo abbiamo ripetutamente scritto negli articoli che si sono susseguiti da maggio 2020 ad oggi: la sensazione che nulla tornerà più come prima è netta e si amplifica con il ritorno delle ondate periodiche di Coronavirus che attraversano i Continenti ed i Paesi. Sono cambiate le relazioni sociali, i contesti lavorativi, quelli ricreativi, il modo di stare insieme, di vivere il tempo produttivo e quello libero. Permangono certamente dei processi produttivi nei servizi, nella distribuzione e nelle tecnologie che non possono prescindere dalla necessità di avere dei mezzi di locomozione, ma sta cambiando la tipologia delle flotte.

CAMBIA LA “TAGLIA” DELLE FLOTTE

Il fenomeno della “Amazon economy” con grandi punti di concentrazione logistica e distribuzione veloce, articolata e capillare ha cambiato la “taglia” delle flotte operative dei mezzi pesanti. Il fenomeno dello smart working si è rivelato non reversibile al 100%, al punto da spingere molte aziende, una volta affievolito il picco pandemico, a ridisegnare i propri processi produttivi e a valutare se non lo smart working totale, almeno la possibilità di concepire un lavoro fluido tra casa ed ufficio, più legato alla produttività che al tempo passato alla postazione (anche perché il tempo “occupato” quando si lavora in smart working si dilata a dismisura). I dipendenti non si sono certo fatti sfuggire i vantaggi di questa nuova dimensione della professione: primo fra tutti il tempo risparmiato da pendolari nelle estenuanti file stradali.

UN NUOVO MONDO ALLE PORTE

Non è difficile immaginare, per tutto quanto sopra riportato, come necessariamente si debba riprogettare la mobilità aziendale e promiscua personale/ aziendale, per andare incontro in maniera intelligente ed efficace alla nuova realtà. Lo sconfinamento dei player storici del noleggio lungo termine nel breve termine e viceversa, l’interesse delle società di business travel al mondo fleet, la contaminazione sempre più frequente nella net economy tra chi cerca di gestire con efficaci app soluzioni diverse di mobilità lasciano presagire un futuro, oserei dire neanche tanto lontano, nel quale la mobilità sarà sempre più slegata al mondo dell’automotive. Perché non prefigurare un “canone di mobilità” appunto, che consenta al dipendente di scegliere, in una travel policy adeguata, la soluzione di viaggio più attinente alle proprie esigenze?

TRE ELEMENTI PER IL SUCCESSO

Il confine tra l’utopia e la realtà passa, a mio avviso, attraverso tre elementi che potrebbero essere la chiave del successo. Le App: algoritmi ed intelligenza artificiale consentono ormai una profilazione sempre più personalizzata di servizi ritagliati sulle esigenze degli utilizzatori, risparmiando tempo di ricerca e scelta ma fornendo al contempo un ventaglio di soluzioni inimmaginabile ricorrendo alle vecchie concezioni degli uffici viaggi. Gli operatori del settore: la contaminazione tra questi (car makers, noleggiatori, business travel, sharing mobility, ecc.) deve spingersi oltre il “mettere insieme” alcuni servizi, aspetto già per altro ben risolto da alcuni di essi.

Si deve puntare ad integrare le opzioni di risparmio sia in termini di costo che di emissioni fornendo anche soluzioni di viaggio più economiche rispetto all’acquisto autonomo delle singole opportunità di locomozione. La leva fiscale: un nuovo approccio alla mobilità necessita un modo nuovo di utilizzare questo strumento per far decollare scelte che potrebbero appieno inserirsi nelle ambizioni del PNRR il quale riserva a quest’argomento ed al risparmio energetico (o per meglio dire alla Green economy) risorse cospicue. E, infine, il povero fleet manager, che avrà il compito di far evolvere ed evolvere egli stesso in questo nuovo scenario.