Aniasa: noleggio in sofferenza, ma il lungo termine tiene

Dal Rapporto Aniasa emerge l’impatto della crisi sul settore del noleggio, soprattutto su quello a breve termine e sul car sharing. Il noleggio a lungo termine invece si dimostra vitale. Le prospettive per il 2021 vedono l’uscita dal tunnel ancora lontana

Soffre la mobilità a noleggio in breve termine e in sharing, ma tiene quella a lungo termine. Nell’anno funestato dalla pandemia, con la diffusa necessità di lavorare a distanza e lo stop forzato al turismo e agli spostamenti occasionali, dalla ventesima edizione del rapporto di Aniasa (l’associazione che rappresenta il settore dei servizi di mobilità in Confindustria) emerge un quadro tra luci e ombre.

Particolarmente colpito risulta il settore del noleggio che, dopo un periodo positivo di crescita continua sia per immatricolazioni che per fatturato, arrivando a rappresentare il 25% dell’intero settore auto motive, nel 2020 ha dovuto fare i conti con la crisi innescata dalla pandemia.

A descrivere un quadro particolarmente negativo bastano i dati sulle immatricolazioni. Nel 2019 infatti, nel nostro Paese, tra auto e veicoli commerciali, il settore del noleggio ha fatto contare 520 mila immatricolazioni, che nel 2020 sono scese a 355 mila, con un calo del 32%.

CALO PER IL NOLEGGIO A BREVE…

Blocco delle attività di viaggio e del turismo internazionale: senza possibilità di spostarsi in questi contesti è stato soprattutto il noleggio a breve termine, di pari passo alla riduzione del traffico negli aeroporti, a subire un crollo inevitabile.

Nel 2019 i noleggi brevi erano stati 5,3 milioni, nel 2020 appena 2,1 milioni: un’importante diminuzione del 60%. Il calo riguarda ovviamente anche il fatturato, passato da 1.234 milioni di euro nel 2019 a soli 595 milioni lo scorso anno. Nell’anno della pandemia si è noleggiato molto meno, ma lo si è fatto per più tempo: nel 2019 il noleggio breve durava in media poco meno di una settimana, mentre nel 2020 quasi 10 giorni.

Gli strascichi della crisi sono destinati a durare ancora qualche anno. Secondo gli operatori del rent-a-car il ritorno ai livelli pre-Covid è previsto soltanto nel 2023.

… E PER IL CAR SHARING

Senza la necessità di brevi spostamenti in città, per motivi di lavoro o svago, anche il car sharing è andato in grossa sofferenza, nonostante le ottime prospettive dimostrate fino al 2019, quando arrivò a toccare i 13 milioni di noleggi, più che dimezzati lo scorso anno (6 milioni). Oltre al calo dei noleggi, il car sharing patisce la diminuzione delle vetture in flotta, passate da 8 mila a 5.800 tra 2019 e 2020.

IN CONTROTENDENZA IL NOLEGGIO A LUNGO TERMINE

Situazione diversa per il noleggio a lungo termine che, sorretto dai contratti pluriennali, non ha subito particolari scossoni. Nel 2020 il settore è riuscito a crescere del 2% in fatturato e ad aumentare la propria flotta rispetto al 2019 (da 912 mila a 934 mila veicoli).

A pesare sulla salute del settore, però, c’è la consistente riduzione delle nuove immatricolazioni, in calo del 25%. La flotta in circolazione ha comunque continuato a crescere, arrivando a quota 933mila veicoli.

LE PROSPETTIVE PER IL 2021

Questo è il quadro drammatico dell’anno più duro dall’inizio della pandemia. Cosa sta succedendo, invece, nel 2021? Dai segnali arrivati finora, quest’anno gli operatori del noleggio a breve termine parlano di “trend stabile”, in linea con quanto già visto lo scorso anno: -60% di noleggi, -67% di immatricolazioni, mentre il car sharing sconta nel 2021 un calo del 50% rispetto al 2019. L’uscita dal tunnel è quindi ancora lontana. Solo il noleggio a lungo termine, anche quest’anno, può ritenersi fortunato grazie a un giro d’affari aumentato rispetto all’epoca pre-Covid, forte di una flotta in aumento del 7% e immatricolazioni in calo dell’1% appena.

“La pandemia ha confermato la centralità dell’auto nel sistema di mobilità e trasporti nazionale – ha detto il presidente di Aniasa Massimiliano Archiapatti – Eppure le quattro ruote sono rimaste inspiegabilmente fuori dagli investimenti previsti dal Pnrr”. La centralità dell’auto nel sistema italiano di trasporto emerge anche dalla ricerca che Aniasa ha condotto in collaborazione con Bain & Company sulla mobilità degli italiani.

Dallo studio emerge che gli italiani hanno ripreso l’abitudine a spostarsi come facevano nel periodo pre-Covid. L’auto resta il mezzo preferito per viaggiare e 2 italiani su 3 la utilizzano abitualmente, mentre è ancora in calo il trasporto pubblico locale. Allo stesso tempo, le nuove forme di mobilità cosiddetta “smart”, come biciclette e soprattutto monopattini, nonostante i loro recenti boom di vendite, non sembrano ancora capaci di sostituirsi né all’auto, né al trasporto pubblico, visto il loro utilizzo che è da definirsi soprattutto occasionale. “L’analisi conferma che la pandemia non ha sostanzialmente cambiato i consumi di mobilità degli italiani, che oggi più di ieri si affidano alle quattro ruote per i propri spostamenti”, ha spiegato ancora Archiapatti.

NUOVE FORME DI MOBILITÀ

L’auto si riconferma il mezzo preferito da chi non ha possibilità di lavorare da casa, mentre veicoli di micro mobilità, come i monopattini, sono utilizzati maggiormente da chi fa più telelavoro, per più di tre giorni alla settimana. “Le nuove forme di mobilità completano l’offerta storica di trasporto ma non la sostituiscono”, ha puntualizzato Vittorio Melli, senior manager di Bain & Company.

L’auto dunque è tornata a essere utilizzata come si faceva prima della pandemia: ma nella maggior parte dei casi si tratta di vetture usate o già di proprietà. Gli acquisti infatti, nonostante il ritrovato gusto degli italiani di mettersi al volante dopo i vari lockdown e zone rosse, sono praticamente fermi: nei primi 5 mesi del 2021 sono sotto i livelli del 2019. A pesare sulla situazione bloccata del mercato ci sono le campagne contro le alimentazioni diesel e benzina, mentre l’elettrico ancora non sfonda e viene acquistato quasi del tutto nelle metropoli del Centro-Nord Italia e nell’ambito delle flotte aziendali.