Andrea Cardinali: “Aniasa si aprirà alla mobilità globale”

di Gianni Antoniella

ANIASA è una realtà molto particolare, caratterizzata da una grande diversificazione interna, e questa nostra peculiarità è per me una grande ricchezza”. Chi parla è Andrea Cardinali (foto a lato), neo presidente dell’Associazione Nazionale Industria dell’Autonoleggio e dei Servizi Automobilistici. Cardinali, che è anche presidente e amministratore delegato di Alphabet (società di noleggio a lungo temine del Gruppo BMW), vuole far crescere l’associazione per rappresentare al meglio l’universo che ruota intorno alla mobilità e al noleggio e fare aumentare il coinvolgimento dei soci. “È mia intenzione – prosegue nella chiacchierata Cardinali – cercare di ampliare la compagine associativa di ANIASA in senso orizzontale e verticale. Il nostro mondo sta cambiando con grande rapidità e l’associazione deve riuscire a tenere il passo con i tempi, per evitare quella crisi di rappresentatività che oggi minaccia tutti i corpi sociali intermedi. Per uscire da questa empasse sarà bene coinvolgere tutti i soggetti che agiscono nel mondo della mobilità“.

 

Ci sarà quindi un’apertura anche a soggetti che collaborano al mondo del noleggio?

“L’idea di base sarebbe quella di far evolvere l’associazione plasmandola sulle mutate esigenze. Come dicevo, esistono dei partner che collaborano in modo indispensabile al nostro business. Vedrei bene che le aziende del settore della telematica oppure dell’assistenza stradale aderissero alla nostra organizzazione magari secondo una nuova fattispecie di “socio sostenitore” sulla scia di esperienze evolute come quella britannica. Li vedrei bene come “fiancheggiatori”, nel senso buono del termine, che portano proposte e arricchiscono il dibattito. Insomma mi piacerebbe creare un forum, una consulta permanente della mobilità italiana che possa lavorare con le istituzioni per far crescere il Paese”.

 

E come ci si evolve?

“Noi, intendo i soci di ANIASA, siamo operatori della mobilità. Vedo nel prossimo futuro un ruolo centrale per chi fa il nostro mestiere. Saremo noi che potremo offrire risposte a quella rivoluzione che tutti si aspettano nei prossimi anni. L’esplosione del car sharing è solo l’antipasto. A seguire ci sono il car pooling, il ride mailing e tutte le altre forme di utilizzo alternativo dell’auto. Il panorama sta cambiando molto rapidamente e non si può stare fermi. ANIASA è nata nel 1965, la sezione per il noleggio a lungo termine è stata istituita solo trent’anni dopo. Ora quella dedicata al car sharing istituita a meno di tre anni dall’inizio del fenomeno. Abbiamo accelerato e cerchiamo di mantenere il passo con la realtà”.

 

 

E quali sono le battaglie che dovrete affrontare?

“Sono tante. Una per tutte: l’adeguamento del Codice della Strada che ormai è obsoleto. L’impianto è quello del 1992, nel frattempo è cambiato tutto. Per esempio i tassisti e gli NCC non possono utilizzare un’auto a nolo, devono esserne i proprietari. Una limitazione incomprensibile al giorno d’oggi! Lo stesso dicasi per le restrizioni relative ad autocarri e autobus, che penalizzano senza motivo le realtà private e pubbliche che li utilizzano”.

 

E quindi dovete cercare un contatto con la politica?

“Vogliamo confrontarci, come ho accennato, con le istituzioni perché noi conosciamo i problemi e, collaborando, possiamo, insieme, trovare le migliori soluzioni. Il corporativismo è estraneo alla nostra mentalità, pensiamo che sia meglio agire come educatori. Noi vorremmo lavorare con le strutture statali anche per spiegare che vale la pena interrompere quel circolo vizioso che porta a  vedere l’auto come un bancomat e che certi provvedimenti ottengono sul gettito fiscale l’effetto opposto a quello desiderato, mentre altri potrebbero autofinanziarsi senza nessun bisogno di una copertura in bilancio”.

 

Un’ANIASA propositiva e impegnata in una attività sistemica, si potrebbe dire?

“È vero. Tutti dobbiamo capire che il valore della nostra associazione non nasce dall’associata, ma dai suoi clienti. Bisogna mettere sul tavolo il peso delle 65.000 aziende che ogni giorno usano i nostri servizi e che anche su questo fronte soffrono un gap nella competizione internazionale. E dobbiamo anche cercare di federare le forze di chi lavora nella filiera dell’automotive. Quando si dialoga con un interlocutore istituzionale la frammentazione del fronte lo disorienta e soprattutto impedisce di raggiungere risultati tangibili. Dobbiamo collaborare in maniera sinergica per un obiettivo comune, sempre nel rispetto delle singole realtà e delle esigenze di ogni associazione”.