Alfa Romeo Giulietta, bella e cattiva

L’erede della 147, modello che negli anni senza grandi clamori ha conquistato una buona schiera di aficionados, si presenta subito con una novità significativa: sostituisce un numero (147) con un nome (Giulietta), nome che tra l’altro rappresenta un pezzo importante di storia della Alfa Romeo. E non c’è dubbio che, senza evocare le glorie del passato, possa emozionare di più l’alfista doc mettersi al volante di una Giulietta al posto di una 147.

Chi si aspettava dalla nuova compatta del Biscione una linea in qualche modo evocativa del vecchio modello sarà rimasto in parte deluso, ma va detto subito che questa Giulietta si inserisce nella tradizione più recente di Alfa Romeo caratterizzata da un’immagine moderna ma al tempo stesso inconfondibile a partire dalla mascherina anteriore a forma di triangolo, punto di riferimento dei modelli in produzione negli ultimi anni.
Ciò che conta è che lo spazio per cinque passeggeri è più che sufficiente considerando il fatto che ci troviamo alle prese con una vettura compatta di 4,35 metri di lunghezza. I designer del Biscione hanno sfruttato al meglio il passo di 2,63 metri (e la larghezza di 1,79 metri) ricavando spazio per le ginocchia di chi siede dietro e creando un posto guida adattabile ai piloti di alta statura come ai brevilinei.
“Livrea” a due volumi
Nell’insieme la Giulietta porta con disinvoltura la “livrea” da due volumi e cinque porte con quelle posteriori “nascoste” nel disegno della fiancata. Il “muso” è leggermente sporgente con grandi prese d’aria in basso e due vistose nervature sul cofano. L’altezza contenuta (1,46 metri) contribuisce a trasmettere l’immagine di modello sportivo (soprattutto se di colore rosso) ed incollato al suolo.
La parte posteriore si raccorda con il tetto spiovente grazie ad un lunotto piccolo e molto inclinato e ad un portellone di dimensioni contenute. Infatti il fascione paraurti sale fino ad un terzo del “posteriore” contenendo la targa ed una parte di colore scuro da cui spuntano i tubi di scarico. Ci sono infine i gruppi ottici di forma originale (rotondi sul fianco, lineari sul portellone, con il solito contorno di led colorati) che contribuiscono a rendere inconfondibile la parte posteriore della Giulietta. Un volume di carico più che buono per la categoria delle compatte (350 litri). Da notare per ultimo che il portellone si apre premendo lo scudetto con il Biscione.
Poltrone comode e sportive
Entrando nell’abitacolo si riceve una sensazione di accuratezza nelle finiture e di qualità dei materiali soprattutto per quel che riguarda le poltrone davanti bene imbottite e studiate per trattenere le spinte laterali quando si affrontano percorsi tortuosi. Sono poltrone, va sottolineato, che garantiscono anche una grande comodità nei lunghi trasferimenti autostradali.
Dove però si riconosce lo stile Alfa è nella nuova plancia a sviluppo orizzontale, ergonomica e rifinita con accuratezza. Il volante a tre razze contiene sulla sinistra i pulsanti del Blue&Me e la regolazione del volume dell’impianto audio; sulla destra invece si trovano i comandi del cambio stazione radio ed il vivavoce del telefono. Il navigatore TomTom ha l’alloggiamento nella parte alta della plancia e quindi in posizione di buona visibilità per il pilota. Il cruscotto ha quattro indicatori circolari (due grandi per velocità e numero di giri, due piccoli con indicatori di carburante e della temperatura dell’acqua) e comprende anche un display con scritte luminose di colore rosso. Completano le dotazioni la sezione di controllo per audio, navigatore e telefono; quindi più in basso le manopole di regolazione del climatizzatore a controllo elettronico.
Come ti cambio stile di guida
Sul tunnel centrale, davanti all’asta del cambio si trova il selettore dell’assetto, quello che in casa Alfa hanno battezzato Dna. E’ un dispositivo (di serie su tutta la gamma) che modifica il comportamento della vettura in base a differenti stili di guida o alle diverse condizioni stradali. Tre i livelli di regolazione (Dynamic, Normal e All Weather) che consentono di modificare i parametri di funzionamento del motore, il cambio, il sistema sterzante, il differenziale elettronico Q2 ed il sistema di controllo della stabilità VDC.
Tre le versioni commercializzate: Progression, Distinctive e al top Quadrifoglio Verde. Gli equipaggiamenti (di serie o optional) comprendono l’Hill Holder per le ripartenze in salita, il differenziale elettronico Q2, alzacristalli elettrici posteriori e specchietti elettrici riscaldati, fari bixeno adattivi, tetto apribile, Hi-Fi Bose con CD-Mp3, navigatore a scomparsa, interni in pelle e battitacco in alluminio.
Assetto per alfisti doc
Ma non è su questi particolari che la Giulietta gioca le sue carte migliori. L’eccellenza si riscontra nei motori e nell’assetto. Per la nostra prova su strada abbiamo scelto la versione più recente, quella equipaggiata con il 2.0 JTDm Distinctive, dal motore leggermente depotenziato che ha il pregio di garantire consumi ridotti e costi d’esercizio contenuti per via anche del sistema Start&Stop prezioso nel traffico urbano. Si tratta di un 4 cilindri turbodiesel, Euro 5, che sviluppa 140 cv e che percorre 22,2 km/l nel ciclo misto a fronte di reazioni sufficientemente vivaci (da 0 a 100 in 9” e 205 km/h di velocità massima). Grazie alla coppia di 320 Nm, la ripresa è brillante a partire dai 1.500 giri. Silenzioso fino ai 100 all’ora, dopo fa sentire la sua voce che però entra ovattata nell’abitacolo.
Dove la Giulietta mostra le due doti migliori è nell’assetto soprattutto quando si regola il selettore del Dna sul Dynamic e quando si fa sentire l’azione del differenziale Q2 nei percorsi tortuosi. E’ in queste condizioni che la guida di una Giulietta diventa esaltante: si scopre anche che è stato raggiunto un buon compromesso tra l’assetto da macchina sportiva ed il comfort che si richiede ad un’auto moderna nell’uso quotidiano. E la Giulietta non delude in entrambi i casi.

Alfa Romeo Giulietta,
bella e cattiva

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