Abilità alla prova per driver sicuri

di Mino De Rigo

AutoAziendaliMagazine_9_gennaio2013low.pdf - Adobe Acrobat Pro Una postazione attrezzata e un sofisticato software per valutare su basi oggettive le capacità cognitive, psicomotorie e sensoriali di chi guida un veicolo aziendale: ecco il test che coniuga salute e sicurezza al volante.Un monitor, una tastiera ergonomica popolata di pulsanti numerati e colorati e, sotto al tavolo, una pedaliera. Pronti, via: coordinazione tra occhi, mani e piedi, percezione e risposta agli stimoli uditivi e visivi, concentrazione e logica di ragionamento, tolleranza allo stress e tempismo di reazione.

Non si tratta del set pronto per il videogame di ultimo grido, ma della postazione sviluppata per appositi test con cui valutare abilità motorie e sensoriali di chi fa della guida di un veicolo il proprio mestiere, ovvero passa al volante buona parte del suo orario di lavoro. Non è una novità, se è vero che in molti Paesi europei ormai da decenni i test psicoattitudinali rappresentano pressoché una consuetudine per i conducenti dei mezzi di trasporto come pure per i driver di auto aziendali. Ma è una pratica che sta gradualmente facendo breccia anche nelle policy di flotta di alcune aziende italiane decise a puntare con forza sulla salute e sulla sicurezza dei propri dipendenti. E’ bene che gli affidatari di un veicolo si mettano alla prova ribadendo periodicamente la propria idoneità: per la guida servono attenzione e abilità cognitive, fisiche e sensoriali che non vanno mai sottovalutate. Il numero delle imprese italiane che ne hanno ben compreso l’importanza appare ancora limitato, ma è in crescita.

imageAutoAziendaliMagazine_9_gennaio2013low.pdf - Adobe Acrobat ProCultura della sicurezza da diffondere
A parlarcene, per inquadrare le logiche delle articolate prove psicoattitudinali, è chi s’incarica di sottoporre i driver alla batteria dei test, frutto di ricerca scientifica e oggetto di rigorosa applicazione. Racconta Maria Carla Tabanelli, psicologa e componente dell’equipe di medicina del lavoro dell’Università di Bologna: “Abbiamo avviato questa attività quattro anni or sono sull’invito di alcune aziende a sviluppare una prassi di valutazione delle abilità psicomotorie e delle capacità fisiche e cognitive di chi trascorre molto tempo alla guida. Ne è sortito un protocollo composto da uno screening clinico preliminare e da un esame psicoattitudinale”, basato su cinque differenti prove tramite cui valutare ciò che non è accertabile altrimenti, nemmeno in occasione del periodico rinnovo della patente. “Salute e sicurezza sono strettamente correlate. Può accadere, per esempio, che una condizione di sovrappeso si leghi a patologie del sonno, causando deficit cognitivi e reazioni più lente. Lo stesso può accadere, poi, se i turni di lavoro compromettono il ciclo sonno-veglia. E pure un grave evento traumatico o luttuoso può incidere sulla concentrazione al volante, nonché sulla tolleranza allo stress. Ecco la necessità di un colloquio propedeutico, tramite cui tratteggiare la situazione psicofisica complessiva”.

Capacità psicomotorie sotto la lente
E poi l’analisi delle altre “dimensioni” dell’individuo, che spaziano dalla coordinazione motoria alla percezione e all’elaborazione delle informazioni durante la guida, senza però entrare nella sfera della personalità, lasciando fuori fattori legati al self-control, alla stabilità emotiva, alla predisposizione al rischio e all’aggressività. “Non potrebbe essere altrimenti – spiega Tabanelli – poiché si tratta di tutelare sia l’azienda che il dipendente. Lo strumento che utilizziamo, basato su un apposito software, ci consente di mettere a fuoco le possibili problematiche e rappresenta il presupposto per la lettura successiva. Se dai test emerge un deficit fisico possiamo consigliare una visita specialistica agli occhi o all’udito o piuttosto un esame neurologico, in modo tale da comprenderne le cause”. Anche per escludere che si tratti di semplice stanchezza, come si può accertare in seguito ripetendo le prove: poco più di un’ora in tutto per ottenere una valutazione puntuale e accurata. “Si tratta – tiene a precisare la psicologa – di un sistema che attesta lo stato di salute del singolo e la cui valenza sta, in particolare, nell’evitare rischi e ripercussioni sull’attività lavorativa, oltre ad agire da stimolo perché il singolo si curi con maggiore attenzione del proprio benessere psicofisico”.

AutoAziendaliMagazine_9_gennaio2013low.pdf - Adobe Acrobat ProIdoneità generale e qualche deficit
“Idoneo alla guida è il 95% degli esaminati finora – conferma Tabanelli – il resto è composto da idonei, ma con qualche deficit, così come segnalato dal software di valutazione: carenze che di solito non richiedono ulteriori approfondimenti. Nei pochi casi di deficit prestazionali sui quali il programma suggerisce attenzione, è necessario agire puntando a compensarli”. Cinque le prove del test, la cui combinazione offre un risultato compiuto. La prima verte sui tempi di reazione agli stimoli ottici e acustici, mentre la seconda misura la resistenza allo stress in presenza di sollecitazioni multiple complesse, come la velocità nel traffico, l’attraversamento di un pedone e così via: qui entra in gioco anche la coordinazione degli arti e dei sensi. Sulle capacità di attenzione e concentrazione e sul pensiero deduttivo sono poi focalizzati il terzo e il quarto test: l’uno, in apparenza ripetitivo, presuppone l’abilità di cogliere piccole differenze in tempi ristretti concentrando l’attenzione su figure che paiono simili; l’altro, basato su esercizi di logica, misura la capacità di mantenere a lungo la concentrazione, come richiesto a chi passa molto tempo al volante.

Driver soddisfatti, investimento sulla salute
L’ultima prova si concentra infine sulla visione d’insieme ossia sulla capacità di percepire più oggetti in rapido movimento: si tratta di individuare il maggior numero di elementi nelle immagini proposte, scattate nel traffico e visibili per pochi istanti, dal semaforo alle informazioni connesse al cartello stradale, dal pedone sulle strisce alla vettura che incrocia. “Una volta conclusa la batteria dei test – sottolinea Tabanelli – il mio intervento è richiesto solo laddove il responso evidenzi qualche carenza. In genere accade che, grazie al colloquio preliminare, si abbia già un’idea delle possibili cause. Le persone che si sottopongono alle prove mostrano sempre, al termine, una grande soddisfazione: comprendono lo scopo dei singoli test e la loro utilità, e manifestano apprezzamento per l’impegno della propria azienda sul versante della sicurezza”. Un impegno che presuppone un investimento economico da ripetere almeno con cadenza biennale. “Per abbassare la spesa – chiosa la psicologa – l’azienda si può concentrare su gruppi specifici (chi supera una determinata età e chi è impegnato per più tempo alla guida), e contenere così l’investimento”.

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