2011: flotte avanti piano

di Mauro Tedeschini

Il 2011? Non vediamo elementi che possano modificare la tendenza del mercato, che comunque dovrebbe avere un andamento moderatamente positivo, con un incremento attorno al 5%. Secondo il gruppo Fiat il settore delle flotte aziendali non è alla vigilia della ripresona che qualcuno sognava, ma un rimbalzino, quello sì, dovrebbe esserci.

E anche gli altri principali costruttori sembrano condividere questa analisi: le imprese sono ancora sulla difensiva, ma molte di esse hanno parchi-auto ormai carichi di chilometri, anche per l’allungamento dei contratti di noleggio, e il ritmo delle sostituzioni dovrebbe lentamente accelerare. Il tutto dopo un 2010 non esaltante. Le immatricolazioni ad imprese e società sono state 553.651 con una quota che è tornata al 28,2% dal 22,7 del 2009. La crescita è stata del 13,1%. Questo tasso elevato è però dovuto soltanto al noleggio a breve che cresce del 31,69% e alle autoimmatricolazioni (km zero, auto da dimostrazione, eccetera) che crescono del 30,06%. Le auto aziendali vere e proprie accusano invece un calo del 6,34% dovuto ad un a contrazione del 4,66% per  gli acquisti diretti delle aziende e del 7,81% per gli acquisti delle società di noleggio per il lungo termine.

Cauto ottimismo

Per il 2011, comunque, è un cauto ottimismo a prevalere:”nel secondo semestre del 2010 abbiamo già registrato importanti segnali di ripresa nel mercato flotte”, dice per esempio Marco Terrusi di Mercedes Benz, “le grandi aziende hanno ricominciato a rinnovare i loro parchi e questo ci fa essere ottimisti”. Il 2011 dovrebbe essere un anno di moderata ripresa per le flotte aziendali. Tra gli operatori del settore auto si è diffuso un cauto ottimismo. Un contributo potrebbe venire anche dalle auto elettriche e dalle altre vetture ecologiche. Decisivo sarebbe però riformare la tassazione. Secondo il Certet (Bocconi) importanti provvedimenti si potrebbero prendere anche a costo zero per il fisco.Gli fa eco Guido Montanari di Citroen. “Riteniamo probabile una lieve crescita delle vendite ad aziende: avremo due lanci importanti come la C4 e la C0 elettrica, interessante per le flotte”. Più cauto Lodovico Rascacci per il gruppo Volkswagen: “le previsioni non si discostano molto dai volumi 2010: avranno un ruolo importante i nuovi modelli come Audi A1 e A6, Volkswagen Touran, Sharan e soprattutto Passat, nonché la Seat Alhambra”. Il gruppo di Verona rivendica comunque i buoni risultati 2010, con tutti i marchi a mantenere, e in alcuni casi ad aumentare, le quote di mercato”.

La leva ambientale…
Certo, la grande novità del 2011 coinciderà con l’arrivo delle auto elettriche, con i costruttori francesi decisi a raggiungere un target ben preciso, costituito dalle aziende più sensibili ai temi ambientali, oltre che da quelle più strettamente vicine al mondo dell’energia.
In Fiat, invece, c’è ancora un certo scetticismo: “ad oggi la soluzione delle vetture elettriche non è ancora matura in termini di costi e di fruibilità d’uso, conseguentemente non prevediamo che ci sia un mercato nel medio termine, dicono da Torino, “anche le auto ibride hanno ancora limitazioni, come i più alti costi d’acquisto e il limitato risparmio di carburante, specie nell’ambito extra-urbano”. Analisi che porterà il costruttore nazionale a puntare ancora su metano e GPL.

… e quella fiscale
Ma non sarà solo la sostenibilità ambientale a tenere banco nel 2011: ancora una volta l’attenzione degli addetti ai lavori sarà concentrata sul tema fiscale, particolarmente penalizzante nel nostro Paese rispetto ai principali mercati continentali. Per mettere un punto fermo su questa annosa questione, BMW Group Italia ha commissionato uno studio indipendente al Certet, l’autorevole Centro di economia regionale dei trasporti e del turismo dell’Università Bocconi di Milano. I ricercatori, in sostanza, dovevano accertare se sia possibile mettere a punto un regime fiscale che sia meno gravoso per le aziende, ma che allo stesso tempo salvaguardi l’esigenza dello Stato di non perdere risorse in un momento così drammatico per la finanza pubblica. Sono stati dunque sviluppati due scenari: il primo prevede un innalzamento del limite fiscalmente rilevante da 18.000 a 25.822 euro, cui si aggiunge un innalzamento della detraibilità dell’Iva dal 40 al 50%. Nel secondo scenario, invece, tenendo ferme le percentuali di deducibilità sulla tassazione ordinaria e di detraibilità dell’Iva, a venire eliminato totalmente sarebbe il limite fiscalmente rilevante di 18 mila euro.

Scenario Certet

In entrambi i casi, gli studiosi del Certet hanno dimostrato che non è azzardato prevedere che le risorse perse dallo Stato con un regime più favorevole potrebbero essere recuperate con il prevedibile aumento di giro d’affari che misure tanto attese potrebbero sortire anche nell’immediato: “Questo studio – ha detto Fabrizio Longo, direttore vendite della Casa di Monaco – dimostra che agendo su uno soltanto dei due parametri sarebbe possibile ottenere uno stimolo importante e naturale per il mercato, con benefici in termini di volumi di vendita quantificabili tra 50 e 75 mila vetture, che andrebbero a compensare i minori introiti dell’erario”. Sulla stessa linea un po’ tutte le associazioni di settore, che chiedono non incentivi, ma la fine di un regime che di fatto si traduce in disincentivi penalizzanti rispetto al resto dell’Unione Europea. In effetti in Italia basta scorrere le statistiche per rendersi conto di un’anomalia: l’auto aziendale rappresenta solo il 28% di quota di mercato, contro una penetrazione che arriva al 36% in Francia, al 30% in Spagna, al 37% in Germania e al 49% in Gran Bretagna (prima piazza europea per importanza).

Nel 2014 il mercato totale tornerà ai livelli antecrisi
Nel 2010 le immatricolazioni complessive di autovetture nel mercato italiano sono state 1.960.282. Secondo il Centro Studi Promotor GL events, in mancanza di nuovi incentivi e di una significativa accelerazione dello sviluppo economico, l’obiettivo di colmare il vuoto nelle immatricolazioni aperto dalla crisi potrebbe essere raggiunto nel 2014 e ciò anche perchè, con il passare degli anni, si farà sempre più forte la pressione sul mercato della domanda di sostituzione delle vetture immatricolate nell’ultimo quinquennio del periodo d’oro 2003-2007, in cui le auto acquistate furono ben 11.570.521. Secondo l’esercizio previsionale elaborato dal Centro Studi Promotor GL events il recupero del mercato dell’auto porterà le immatricolazioni a quota 1.960.000 nel 2011 mentre nel 2012 si salirà ai 2.100.000, per toccare 2.200.000 nel 2013 e 2.350.000 nel 2014.

Situazione paradossale in un Paese come il nostro che non ha eguali per imprenditoria diffusa e che evidentemente si spiega solo con una fiscalità che allontana molti potenziali clienti.

I commerciali
Due parole, infine, sul settore dei veicoli commerciali leggeri che chiudono il 2010 con una crescita del 6,2%, che è però poca cosa se si considerano i cali degli ultimi anni. Ma qui la fotografia del mercato è diametralmente opposta rispetto a quella delle autovetture: a soffrire è soprattutto il noleggio a breve mentre il noleggio a lungo, grazie anche alla ripresina economica degli ultimi mesi, mette a segno un più confortante progresso. Ancora troppo poco per essere ottimisti, ma un segnale che fa sperare in un 2011 migliore dei due anni di crisi che ci lasciamo, senza troppi rimpianti, alle spalle.

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