100 anni Maserati: storie di famiglie

di Enrico Rondinelli

aam16-100 anni MaseratiDa una piccola officina ricavata  nel pieno centro di Bologna, cento anni fa iniziava l’avventura di una delle più importanti Case automobilistiche italiane, la Maserati; qui, il 1° dicembre 1914 venne fondata la Società Anonima Officine Alfieri Maserati, per volere dello stesso Alfieri, affiancato dai fratelli Ettore, Ernesto e Bindo.  La “bolognesità” di quest’azienda si ritrova nello stemma del tridente disegnato da un altro fratello – Mario – ispirato alla statua del Nettuno di Bologna.
Maserati, Orsi, Agnelli: tre famiglie che hanno permesso alla Casa del Tridente di raggiungere il secolo di vita. Nate per correre, le Maserati sono oggi regine della strada, ma conservano nel Dna lo spirito di Alfieri Maserati. Momenti difficili e grandi trionfi hanno segnato i 100 anni della Casa che in diversi momenti ha rischiato di scomparire.Dotati di grande ingegno, i fratelli iniziarono l’attività di officina dedicandosi alle auto da corsa Isotta Fraschini e Diatto, con le quali Alfieri Maserati si mise in luce come progettista e pilota; per vedere un’automobile marchiata Maserati bisogna aspettare il 1926, quando venne presentata la “Tipo 26” progettata in toto dai Maserati, l’inizio della conquista di numerosi record mondiali  che permisero all’azienda di farsi conoscere nel mondo.

[adrotate group=”3″]Da Bologna a Modena, ma l’anima non cambia
Usciti dalla crisi del ’29 con notevoli difficoltà, nel 1937 i Maserati cedettero l’azienda alla famiglia Orsi che trasferì la produzione a Modena nell’attuale sede di viale Ciro Menotti. A capo dell’ufficio tecnico i Maserati  rimasero fino al 1947, ponendo le basi per le nuove vetture da Gran Premio che, nel 1957, portarono Juan-Manuel Fangio alla vittoria nel Campionato Mondiale di Formula 1.
Nello stesso anno la Casa si ritirò ufficialmente dalle competizioni, concentrandosi sulla produzione di vetture stradali, sempre più apprezzate sia in Europa sia in America: sebbene la prima Gran Turismo (il modello A6) risalisse al 1947, fu la 3500 GT del 1958 ad inserire definitivamente la Maserati tra i costruttori di auto sportive di lusso.
Nel ’63 arrivò la Mistral assieme alla Quattroporte, e nel 1967 toccò alla Ghibli, la nuova GT  disponibile in versione coupé e  spider, l’ultimo modello progettato dalla gestione Orsi poiché nel 1968 l’azienda venne acquisita dalla Citroën con l’obiettivo di razionalizzare una produzione rimasta fino ad allora quasi artigianale. La produzione rinnovata  venne presentata a Ginevra nel 1971 con la Bora, sportiva a motore centrale, la Ghibli a motore anteriore e la Quattroporte: la nuova gestione tuttavia non ebbe grande fortuna e  Citroën nel 1973 gettò la spugna.

Dopo De Tomaso la Fiat:  un porto sicuro
Grazie agli aiuti statali ed alla gestione di Alejandro De Tomaso, dal 1975 l’azienda riuscì lentamente a riprendersi con nuovi modelli tra cui la nuova Quattroporte e la Biturbo: auto icona degli anni ’80 era una Maserati “economica” proposta in numerosissime versioni coupé e spider; fu realizzata in 37.000 esemplari.
Gli anni ’90 erano il prologo della produzione automobilistica del nuovo millennio, in cui piccole Case come la Maserati non sarebbero riuscite a sopravvivere conservando l’indipendenza: date le difficoltà dell’azienda, nel 1993 la famiglia Agnelli acquisì l’azienda modenese iniziando un nuovo definitivo percorso di ammodernamento; il resto è storia contemporanea: dal ritorno negli Stati Uniti, alle vittorie in pista, alle sinergie con Ferrari e Alfa Romeo, ai successi commerciali dei mercati asiatici con l’attuale gamma, ricca di richiami ad un glorioso e secolare passato.