Inquinamento auto: possibile salvaguardare l'ambiente senza penalizzare gli automobilisti

Economia e Mercato Mobilità sostenibile

L’emendamento approvato dalla Camera dei Deputati che punta ad introdurre incentivi per l’acquisto di vetture ibride ed elettriche e penalizzazioni per l’acquisto di tutte le altre vetture, se entrerà effettivamente in vigore con l’approvazione della Legge di Bilancio, avrà conseguenze negative o addirittura controproducenti rispetto agli obiettivi che si intendono perseguire. E ciò per più di un motivo.

 

 

Innanzitutto l’aumento del prelievo fiscale sulle immatricolazioni per le auto non elettriche e non ibride ostacolerà fortemente la sostituzione delle auto circolanti più vecchie e più inquinanti che sono in larghissima misura di proprietà di automobilisti a basso reddito e quindi particolarmente sensibili all’aumento del costo di acquisto di una nuova auto. La seconda ragione per la quale il provvedimento è sbagliato è l’impatto negativo sul mercato dell’auto che sta ancora faticosamente uscendo da una crisi gravissima, che ha visto la ripresa delle immatricolazioni interrompersi nel 2018, che il Centro Studi Promotor ha previsto in calo anche nel 2019, che, come l’intera economia italiana, dovrà con ogni probabilità affrontare una nuova recessione e che, con l’aumento delle tasse di immatricolazione potrebbe accusare nel 2019 un calo aggiuntivo stimabile cautelativamente in almeno 100.000 immatricolazioni. A tutto questo si aggiunge che gli incentivi previsti dall’emendamento non contemplano la contestuale rottamazione di un usato per chi beneficia degli incentivi ed infine, particolare non trascurabile, il fatto che attualmente in Italia non si producono auto elettriche.

 

La ragione principale per la quale il provvedimento varato ieri è sbagliato è però il fatto che per affrontare il problema dell’inquinamento da automobile si pensa di usare il bastone mentre si può usare la carota, venendo anche incontro agli automobilisti che pensano di cambiare la loro auto perché penalizzata dalle limitazioni al traffico e contestualmente dando anche un contributo all’incremento delle entrate tributarie e allo sviluppo del Pil.

 

Il Centro Studi Promotor ha recentemente presentato al pubblico ed al Governo la proposta di introdurre nuovi incentivi alla rottamazione sulla base dell’esperienza degli incentivi alla rottamazione del 1997 che, grazie al gettito Iva e alle tasse sulle immatricolazioni delle vetture vendute in più portarono nelle casse dello Stato maggiori entrate per 1.400 miliardi di lire (723 milioni di euro) e secondo la Banca d’Italia generarono un incremento del Pil di 0,4 punti percentuali.  Per affrontare il problema dell’inquinamento da automobile e dare un aiuto agli automobilisti che debbono cambiare la loro vecchia auto inquinante e penalizzata dalle restrizioni al traffico è dunque disponibile una carota servita su un piatto d’argento, non si vede perchè si debba utilizzare il bastone.

 

Su questo argomento è intervenuto anche il Presidente ANIASA, Massimiliano Archiapatti“Paradossalmente la norma così come è prevista oggi non va nella direzione del rinnovamento del parco circolante, ma addirittura rischia di frenare il mercato automotive dei privati e delle imprese che oggi compiono percorrenze non sempre compatibili con le soluzioni di motorizzazione offerte dal mercato. Per la mobilità aziendale, che in Italia sconta già un ampio gap rispetto ai competitor europei, si tratterebbe di un ulteriore appesantimento della fiscalità che frenerebbe le nuove immatricolazioni da parte del settore. In vista dell’esame al Senato è assolutamente necessario attivare un tavolo di confronto con l’intera filiera dell’automotive, di cui il noleggio rappresenta un attore centrale, al fine di traguardare l’iniziativa verso obiettivi attesi e realizzabili ed evitare effetti discorsivi su famiglie e imprese”.

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